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Friday, September 12, 2014

Ttip, il futuro del cibo in Europa nelle mani delle lobby?

Si scrive TTIP, si legge "Transatlantic Trade and Investment Partnershi", e si tratta dell'accordo di libero scambio che da ormai da più di un anno Europa e Stati Uniti stanno contrattando, con lo scopo di intensificare gli scambi commerciali e quindi aumentare l'export in entrambe le sponde dell'Atlantico.

"Aiutiamo piccole aziende, dando nuove opportunità ad imprese come la tua", si legge sul sito dell'Unione Europea che promuove il trattato.

Il TTIP come è noto è però anche al centro di aspre polemiche di associazioni per la tutela dei consumatori e di altre ambientaliste per vari fronti. Il gruppo di Ong che si occupa di salute e che si riunisce sotto la sigla Epha (European Public Health Alliance) ad esempio monitora da mesi tutte le notizie pubblicate dai media di tutto il mondo sullo stato di avanzamento delle trattative. Il timore è che con l'abbassamento delle barriere tariffarie (dazi) e non tariffarie (regolamenti a tutela di cittadini e consumatori), dietro il trattato possa celarsi una serie di liberalizzazioni potenzialmente minacciose per la salute, come -ad esempio- quella sugli Ogm, fino ad oggi sostanzialmente vietati in Europa e diffusi in America.

E' proprio il campo alimentare quello più delicato ed esposto alle nuove "liberalizzazioni", che potrebbero portare in Europa carni e altri prodotti di origine animale provenienti da allevamenti con standard piuttosto diversi e colture transgeniche.

Come ogni dibattito controverso che riguardi questo tipo di tematiche in Europa, anche per il TTIP giocano un ruolo fondamentale le lobby.

Secondo un articolo del giornale online di Legambiente "La Nuova Ecologia",

Su 560 incontri diplomatici – è descritto nel rapporto Who lobbies most on Ttip? – il 92% ha visto come interlocutori del dipartimento per il Commercio della Commissione rappresentanti del mondo del business. Solo nel 4% dei casi dall’altra parte della scrivania si sono seduti gruppi di pressione che difendono l’interesse pubblico. In sostanza, il dipartimento per il Commercio sta scrivendo il trattato a quattro mani con i lobbisti delle multinazionali, tenendo fuori dai giochi le organizzazioni che hanno a cuore le sorti della cittadinanza. Le conseguenze possono essere preoccupanti: basti pensare che nessun settore ha fatto pressioni quanto quello agricolo, con il rischio di aprire i confini europei a semi geneticamente manipolati e animali provenienti da allevamenti intensivi.


 

Tuesday, October 9, 2012

L'america al voto e il potere delle lobby

Il 6 novembre si celebrano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, in cui il democratico Barack Obama vedrà conteso il secondo mandato dal rampante repubblicano Mitt Romney. Per chi si appresta a seguire con passione questa corsa alla White House, ecco un grande film, illuminante per capire come funzionano alcune logiche, lobby e dinamiche nel mondo a stelle e strisce (e non solo...).

The Yes Man Fix the World - Gli Yes Men riparano il mondo 

 

Tuesday, September 4, 2012

I semi della discordia /2 - Fertilizzanti per oppio

Restando in tema di semi, coltivazioni e contrasto alla fame, un articolo uscito qualche tempo fa sul National Geographic racconta la lotta delle potenze occidentali contro le coltivazioni di Oppio in Afghanistan.

"Un passaggio chiave per stabilire la pace in Afghanistan è quello di impedire ai coltivatori locali di produrre Oppio", scrive la testata nella sua edizione Usa. Secondo Robert Draper, autore del reportage sulle coltivazioni di oppio contrastate dai militari occidentali dell'International Security Assistance Force, gli introiti del commercio di oppio finanziano indirettamente i miliziani afgani, contribuendo a rendere instabile la regione.

"Le consegne illegali di oppio partono in direzione di Russia e Europa -si legge nell'articolo, secondo cui - con 1,5 milioni di tossicodipendenti, la Russia è il principale mercato di eroina".

Photo by Guardian.co.uk


In che modo entrano in gioco i semi? Come strategia di rappacificazione, il National Geographic pubblica una grande foto di montagne di sacchi di fertilizzanti & co, scaricati da un gruppo di Marines, nel distretto del Marajah (provincia di Helmand) in quanto:

"parte di un programma per incoraggiare gli agricoltori locali a rinunciare ai papaveri (da cui si ricava l'oppio) per produrre raccolti alternativi, come il grano e i fagioli. Un modo per incoraggiare l'agricoltura anziché distruggere le coltivazioni esistenti. [...] Oggi oltre se milioni di Afghani soffrono di carenze alimentari. Anziché fare spedizioni di cibo, alcune organizzazioni no profit preferiscono inviare semi di 'alta qualità', per incrementare i raccolti".
(da National Geographic Usa, Febraury 2011)