Nuove indagini portano a galla di continuo nuoveprove di un business legato al latte di bufala contraffatto o proveniente dall'Est Europa ed utilizzato in alcuni caseifici per la produzione di Mozzarella Dop.
Ecco alcuni numeri:
"Approfittando di alcuni dati inediti Istat sul latte bufalino consegnato ai caseifici in tutta Italia dal 2010 al 2012,
possiamo dare una stima delle dimensioni della sofisticazione nella
filiera del dop. Secondo i dati degli organismi ministeriali di
controllo, elaborati da Ismea, nel 2012 sono state prodotte 37,122
tonnellate di mozzarella di bufala dop. Secondo quanto prescritto dallo
stesso disciplinare, per fare 1 chilo di mozzarella devono essere
tassativamente utilizzati 4 litri di latte bufalino (la media è di 4,2
litri). Il che vuol dire che solo gli 89 produttori appartenenti al
consorzio dop devono aver utilizzato almeno 148,488 mila litri di latte
bufalino. Secondo l’Istat, in Italia nello stesso anno sono stati
consegnati a tutti i caseifici (sia dop che non dop, per la produzione
di mozzarella o di altri prodotti come la ricotta, la provola
affumicata, lo yogurt, ecc.) 186,849 litri di latte bufalino
complessivamente. Di questi, dall’area dop vengono 179,522 litri.
Un quantitativo in grado di soddisfare
tutta la domanda dei caseifici dop, non fosse che questo dato include
anche il latte consegnato agli altri circa 160 caseifici di piccole e
grandi dimensioni, non appartenenti al consorzio, che producono
mozzarella di bufala nella sola Campania. Una quantità di produttori
che, pur considerando una minore presenza nella grande distribuzione,
potrebbero produrre ipoteticamente dalle 20 alle 30mila tonnellate
annue, ovvero utilizzare come minimo altri 80mila litri di latte
bufalino (in questo caso il rapporto 4 litri per 1 chilo può essere
relativamente più flessibile). Lasciando ombre e interrogativi
sull’origine di almeno 40mila litri di latte necessari alla produzione
totale."
Leggi l'articolo integrale su Linkiesta: http://www.linkiesta.it/mozzarella-bufala-sofisticazione
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Monday, May 19, 2014
Monday, April 28, 2014
Rana Plaza: ecco i marchi che producevano nello stabilimento killer
"È trascorso un anno dal crollo del Rana Plaza in Bangladesh - edificio di otto piani che ospitava aziende fornitrici di molte multinazionali del tessile - che
ha seppellito 1.138 persone e ne ha lasciate ferite oltre duemila.
Dodici mesi dopo, ancora non sono stati stanziati adeguati risarcimenti.
(...)
La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.
Leggi l'articolo integrale sul notiziario del Redattore Sociale a Vai all'articolo integrale.
(...)
La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.
Leggi l'articolo integrale sul notiziario del Redattore Sociale a Vai all'articolo integrale.
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Tuesday, February 11, 2014
Quello che c'è nel cibo e le false etichette
Un anno dopo lo scandalo che ha scosso l'Europa della carne di cavallo, spacciata per bovina e usata per produrre lasagne industriali, nei giorni scorsi un gruppo di ricerca inglese ha portato a termine una verifica di un grande campione di prodotti alimentari da supermercato, rilevando che "almeno un terzo erano etichettati in modo inaccurati a livelli pericolosi.
"I risultati di oltre 900 test degli analisti alimentari al West Yorkshire Analytical Services hanno evidenziato che il 38 per cento dei cibi erano etichettati male o non erano quello che sostenevano di essere. Il gruppo di ricercatori, finanziati da alcuni consigli regionali inglesi, hanno scovato problemi rilevanti, come della mozzarella che era formaggio solo al 50 per cento, del prosciutto utilizzato su delle pizze congelate che era fatto con carne di pollo e agenti chimici e gamberi che erano per il 50 per cento acqua.
La ricerca ha anche scovato del macinato di manzo che conteneva carne di maiale e pollame, mentre ha scoperto che un té "dimagrante" non era davvero té, né un qualche tipo di tisana, ma conteneva alti livelli di un farmaco dimagrante."
"I risultati di oltre 900 test degli analisti alimentari al West Yorkshire Analytical Services hanno evidenziato che il 38 per cento dei cibi erano etichettati male o non erano quello che sostenevano di essere. Il gruppo di ricercatori, finanziati da alcuni consigli regionali inglesi, hanno scovato problemi rilevanti, come della mozzarella che era formaggio solo al 50 per cento, del prosciutto utilizzato su delle pizze congelate che era fatto con carne di pollo e agenti chimici e gamberi che erano per il 50 per cento acqua.
La ricerca ha anche scovato del macinato di manzo che conteneva carne di maiale e pollame, mentre ha scoperto che un té "dimagrante" non era davvero té, né un qualche tipo di tisana, ma conteneva alti livelli di un farmaco dimagrante."
Thursday, January 23, 2014
Food Inc
"Quello che proprio non immaginavo è l'esistenza di un mondo di cui siamo deliberatamente tenuti all'oscuro". Eric Schlosser, giornalista, autore di "Fast Food Nation", in "Food Inc", imperdibile (anche se molto duro) film documentario sull'industria del cibo.
Qui nella versione in italiano:
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Wednesday, December 18, 2013
Corsa alla terra e allevamenti intensivi in Romania
Ancora un video di pochi minuti, stavolta che collega in modo piuttosto inedito il fenomeno del land grabbing, molto diffuso in Romania, con il sistema di approvvigionamento dei mangimi dell'industria degli allevamenti su scala globale.
Altri video interessanti su alcune "contraddizioni" del moderno sistema del cibo e dell'alimentazione sono reperibili sul sito del Barilla Center for Food and Nutrition, ovvero qui:
http://www.barillacfn.com/en/video/
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Thursday, December 12, 2013
Samsara: in pochi mimuti, il sistema moderno alimentare
Un video di pochi minuti racconta come pochi prima sono riusciti a fare, in che modo funziona il moderno sistema alimentare, l'industria del cibo basata su "un mercato globale delle proteine estremamente competitivo" (cit. Stephen Kelly, portavoce industria alimentare, Corea del Sud).
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Saturday, November 24, 2012
WTB: Petfood, il cibo per animali etico
"Pochi sanno tuttavia che la sperimentazione animale si annida persino nell’industria che produce cibo per animali, il cosiddetto ‘pet food’, pur non essendo affatto obbligatoria per legge (...)
Sui siti delle più note marche di cibo per animali, che praticano massicciamente la sperimentazione, si possono trovare decine di formulazioni diverse di crocchette per ogni disturbo dal diabete all’artrosi, dalle dermatiti alle patologie dentali, persino alcune che curerebbero l’invecchiamento celebrale o problemi cardiaci del nostro amico a 4 zampe (...)
Il mercato del pet food è una branchia del settore dell’industria della carne per consumo umano, affermatosi grazie alla possibilità di riutilizzare con profitto e quindi di capitalizzare una notevole mole di scarti, i quali, per evidenti ragioni igieniche, sarebbero altrimenti destinati al macero. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà quindi pet food (...)"
(Estratto da "Cosa si nasconde dietro il cibo per cani e gatti?", su Terra Nauta. Leggi tutto)
Ed ecco una lista di marche classificate a seconda di quanta sperimentazione animale fanno: http://www.consumoconsapevole.org/pet_food_e_vivisezione.html
e un'altra che elenca quelle che vendono cibo per animali rispettando regole etiche di produzione: http://www.terranauta.it/foto/lista_marche_pet_food1255462145.jpg
Sui siti delle più note marche di cibo per animali, che praticano massicciamente la sperimentazione, si possono trovare decine di formulazioni diverse di crocchette per ogni disturbo dal diabete all’artrosi, dalle dermatiti alle patologie dentali, persino alcune che curerebbero l’invecchiamento celebrale o problemi cardiaci del nostro amico a 4 zampe (...)
Il mercato del pet food è una branchia del settore dell’industria della carne per consumo umano, affermatosi grazie alla possibilità di riutilizzare con profitto e quindi di capitalizzare una notevole mole di scarti, i quali, per evidenti ragioni igieniche, sarebbero altrimenti destinati al macero. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà quindi pet food (...)"
(Estratto da "Cosa si nasconde dietro il cibo per cani e gatti?", su Terra Nauta. Leggi tutto)
Ed ecco una lista di marche classificate a seconda di quanta sperimentazione animale fanno: http://www.consumoconsapevole.org/pet_food_e_vivisezione.html
e un'altra che elenca quelle che vendono cibo per animali rispettando regole etiche di produzione: http://www.terranauta.it/foto/lista_marche_pet_food1255462145.jpg
Tuesday, October 16, 2012
La crisi nel ciclo industriale di carne e derivati
Decine, centinaia di migliaia di galline morte di fame. Una storia su quello che può accadere quando l'industria della produzione di carne e derivati incrocia la crisi economica.
"Mancano le materie prime «Gli ordini ci sono… ci sono stati sempre. Solo che cominciano a tagliare, perché non abbiamo più le uova da consegnare, sinceramente», ammette Domenico Minciotti, uno dei lavoratori del gruppo. La mancanza di fondi ha innescato prima dell’estate un circolo vizioso. Per effetto della malnutrizione, le galline hanno ridotto la produzione di uova, spesso per giunta divenute inutilizzabili perché – per la non corretta alimentazione – non ottemperanti ai dettami delle certificazioni di qualità. Gli ordini non evasi nei confronti dei clienti hanno iniziato a far perdere quote di mercato e solidità al gruppo, aggravando la crisi.
(...)Una prima grave moria di capi ha colpito il gruppo già nel mese di giugno, con migliaia di capi morti di fame. La notizia, nota solo a parte dei dipendenti, è rimasta però nascosta tra i capannoni dell’azienda, perché denunciarla – agli occhi di lavoratori e sindacalisti – avrebbe significato far perdere il buon nome (e quindi mercato) al gruppo.
«Tutti quelli che stanno con le galline dicono che la situazione è degenerata da mesi», racconta un autotrasportatore che lavora per il gruppo e che ha chiesto di rimanere nell’anonimato. «Non ce la fanno più a pagare i fornitori e quindi non sanno più che cosa dargli da mangiare. Sono tantissime le galline che sono morte, molte a un certo punto hanno iniziato a mangiarsi a vicenda», afferma.
(...) Non è possibile quantificare in maniera definitiva il numero di capi morti tra una prima crisi dei mangimi avvenuta a giugno e una seconda, tutt’ora in corso. Secondo Fioretti della Cisl la moria di capi ha le proporzioni di una vera ecatombe, che «non è arrivata a dimezzare, ma ha ridotto notevolmente» il numero di capi (2 milioni). Parliamo quindi di decine, probabilmente centinaia di migliaia di esemplari. «Le galline stanno morendo e se non ci muoviamo subito rischiamo di perdere tutto», afferma il sindacalista senza mezzi termini.
Di fatto, quando gli allevamenti erano a regime, all’inizio dell’anno, la produzione superava abbondantemente il milione di uova al giorno mentre pochi giorni fa è precipitata a meno di 200mila uova. Al momento la produzione è stata del tutto interrotta, riferiscono i sindacati."
(Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/ovito#ixzz29RtIWR2h )
"Mancano le materie prime «Gli ordini ci sono… ci sono stati sempre. Solo che cominciano a tagliare, perché non abbiamo più le uova da consegnare, sinceramente», ammette Domenico Minciotti, uno dei lavoratori del gruppo. La mancanza di fondi ha innescato prima dell’estate un circolo vizioso. Per effetto della malnutrizione, le galline hanno ridotto la produzione di uova, spesso per giunta divenute inutilizzabili perché – per la non corretta alimentazione – non ottemperanti ai dettami delle certificazioni di qualità. Gli ordini non evasi nei confronti dei clienti hanno iniziato a far perdere quote di mercato e solidità al gruppo, aggravando la crisi.
(...)Una prima grave moria di capi ha colpito il gruppo già nel mese di giugno, con migliaia di capi morti di fame. La notizia, nota solo a parte dei dipendenti, è rimasta però nascosta tra i capannoni dell’azienda, perché denunciarla – agli occhi di lavoratori e sindacalisti – avrebbe significato far perdere il buon nome (e quindi mercato) al gruppo.
«Tutti quelli che stanno con le galline dicono che la situazione è degenerata da mesi», racconta un autotrasportatore che lavora per il gruppo e che ha chiesto di rimanere nell’anonimato. «Non ce la fanno più a pagare i fornitori e quindi non sanno più che cosa dargli da mangiare. Sono tantissime le galline che sono morte, molte a un certo punto hanno iniziato a mangiarsi a vicenda», afferma.
(...) Non è possibile quantificare in maniera definitiva il numero di capi morti tra una prima crisi dei mangimi avvenuta a giugno e una seconda, tutt’ora in corso. Secondo Fioretti della Cisl la moria di capi ha le proporzioni di una vera ecatombe, che «non è arrivata a dimezzare, ma ha ridotto notevolmente» il numero di capi (2 milioni). Parliamo quindi di decine, probabilmente centinaia di migliaia di esemplari. «Le galline stanno morendo e se non ci muoviamo subito rischiamo di perdere tutto», afferma il sindacalista senza mezzi termini.
Di fatto, quando gli allevamenti erano a regime, all’inizio dell’anno, la produzione superava abbondantemente il milione di uova al giorno mentre pochi giorni fa è precipitata a meno di 200mila uova. Al momento la produzione è stata del tutto interrotta, riferiscono i sindacati."
(Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/ovito#ixzz29RtIWR2h )
Wednesday, September 5, 2012
WTB: Allevamenti intensivi: The Meatrix
Pillola rossa o pillola blu. A chi guarda la possibilità di scegliere se conoscere cosa si nasconde dietro il mondo "chiuso" ai consumatori della produzione industriale di carne.
(Altri video e info su http://www.themeatrix.com)
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