La carne bovina e di vitello è divenuta uno dei settori merceologici più performanti in Cina nel 2013, con un volume di crescita di oltre il 5 per cento che ha guidato la crescita complessiva del settore carni nel paese, che si è attestata al 3 per cento. Secondo i dati Euromonitor, tra il 2008 e il 2013 la carne bovina e di vitello sono state protagoniste di una crescita di oltre il 30 per cento, doppia rispetto alla crescita della carne di maiale e superiore del nove per cento rispetto a quella di pollo.
Secondo l'osservatorio Global Meat News, "la popolarità della carne bovina in Cina è stata foraggaita da diversi fattori. Prima di tutto, l'aspirazione dei consumatori della classe media Cinese di passare al consumo di carni più "prestigiose", come la carne bovina. Questa è infatti considerata di maggiore qualità della carne di maiale -che ad oggi ha un consumo otto volte maggiore nel paese- e più "salutare" e magra. Anche il fatto che maiale e pollame sono stati frequentemente al centro di scandali e malattie ha indubbiamente contribuito a solidificare la maggiore "appetibilità" della carne bovina in Cina.
In risposta a questo trend, secondo lo stesso osservatorio, dal 2008 al 2013 la produzione di carne bovina è cresciuta da 6 milioni di tonnellate a 7 milioni di tonnellate.
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Monday, August 4, 2014
Tuesday, May 13, 2014
Come il marketing promuove la carne e i prodotti di origine animale
"Il potere dell'ignoranza volontaria non ha limiti". In questo video dagli incontri digitali eTalks, un'esperta di marketing spiega su quali leve si basa il meccanismo del marketing che permette all'industria animale di vendere prodotti di filiera industriale sotto le fantasiose spoglie di "consigliato dal macellaio" o "100 per cento naturale".
Il video, nella versione promossa dal movimento Compassion in World Farming (ENG):
Il video, nella versione promossa dal movimento Compassion in World Farming (ENG):
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Thursday, March 27, 2014
Cina e Olanda, accordo record tra colossi dell'agroindustria
Un'accordo record tra una corporazione cinese e un colosso olandese dell'agribusiness segna un nuovo, sostanziale, passo dell'economia cinese nel settore agroalimentare europeo.
"La cinese COFCO Corp.e l'olandese Nidera hanno firmato il 23 marzo un accordo con il quale la COFCO rileva il 51% di Nidera e avvia una cooperazione strategica tra i due colossi dell'agrindustria. Si tratta del più grande accordo di cooperazione mai siglato tra due imprese di questi paesi, raggiunto proprio durante la prima visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Olanda.
(...) L'accordo segna anche la più grande acquisizione internazionale nella storia dell'agroindustria cinese. COFCO e Nidera apriranno dei canali e sistemi di cooperazione in ambiti come il mercato dei seminativi.
(...) La soia, il grano e il granturco sono i principali asset trattati da Nidera. Grazie al possesso di un ricco bacino di seminativi e di materiale genetico, la Nidera ha sviluppato partnership con realtà agricole di tutto il mondo, fornendo semi, fertilizzante e prodotti agricoli chimici. Dal dicembre 2013, Nidera vanta 62 filiali e oltre 3700 dipendenti, facendo import export in almeno 18 paesi.
L'articolo completo su: http://farmlandgrab.org/post/view/23309
"La cinese COFCO Corp.e l'olandese Nidera hanno firmato il 23 marzo un accordo con il quale la COFCO rileva il 51% di Nidera e avvia una cooperazione strategica tra i due colossi dell'agrindustria. Si tratta del più grande accordo di cooperazione mai siglato tra due imprese di questi paesi, raggiunto proprio durante la prima visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Olanda.
(...) L'accordo segna anche la più grande acquisizione internazionale nella storia dell'agroindustria cinese. COFCO e Nidera apriranno dei canali e sistemi di cooperazione in ambiti come il mercato dei seminativi.
(...) La soia, il grano e il granturco sono i principali asset trattati da Nidera. Grazie al possesso di un ricco bacino di seminativi e di materiale genetico, la Nidera ha sviluppato partnership con realtà agricole di tutto il mondo, fornendo semi, fertilizzante e prodotti agricoli chimici. Dal dicembre 2013, Nidera vanta 62 filiali e oltre 3700 dipendenti, facendo import export in almeno 18 paesi.
L'articolo completo su: http://farmlandgrab.org/post/view/23309
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Thursday, December 12, 2013
Samsara: in pochi mimuti, il sistema moderno alimentare
Un video di pochi minuti racconta come pochi prima sono riusciti a fare, in che modo funziona il moderno sistema alimentare, l'industria del cibo basata su "un mercato globale delle proteine estremamente competitivo" (cit. Stephen Kelly, portavoce industria alimentare, Corea del Sud).
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Thursday, May 16, 2013
Land Grabbing in Camerun e l'olio di palma
Uno dei tanti episodi di land grabbing, accaparramento di terre, in Camerun.
"Meno fortunati sono, comunque, circa 14mila abitanti di un villagio nella zona SudOvest del Camerun, la cui esistenza -insieme a quella di tantissime specie animali e vegetali- è minacciata.
La multinazionale dell'agribusiness americana Herakles Farms sta letteralmente razziando 73mila ettari su cui attualmente sorge una fitta foresta, per insediare una piantagione di palma da olio da 600 milioni di dollari, nonostante le obiezioni delle comunità locali. Alcune persone del posto sono state arrestate in seguito a delle proteste.
Alcuni esponenti della Herakles hanno detto che la società ha affittato legittimamente la terra per 99 anni, ma l'Ong Greenpeace lo scorso febbraio ha sottolineato come il magro canone di 50 centesimi per acro all'anno concordato con il governo, l'assenza di un decreto presidenziale ad autenticare la concessione, delle diatribe legali, le scarsissime garanzie sull'impatto ambientale e altre questioni ancora, rendono l'operazione quantomeno discutibile". (da farmlandgrab.org - leggi tutto)
Interessante notare come il motto della società in questione sia: Contributing to a sustainable future. (leggi)
"Meno fortunati sono, comunque, circa 14mila abitanti di un villagio nella zona SudOvest del Camerun, la cui esistenza -insieme a quella di tantissime specie animali e vegetali- è minacciata.
La multinazionale dell'agribusiness americana Herakles Farms sta letteralmente razziando 73mila ettari su cui attualmente sorge una fitta foresta, per insediare una piantagione di palma da olio da 600 milioni di dollari, nonostante le obiezioni delle comunità locali. Alcune persone del posto sono state arrestate in seguito a delle proteste.
Alcuni esponenti della Herakles hanno detto che la società ha affittato legittimamente la terra per 99 anni, ma l'Ong Greenpeace lo scorso febbraio ha sottolineato come il magro canone di 50 centesimi per acro all'anno concordato con il governo, l'assenza di un decreto presidenziale ad autenticare la concessione, delle diatribe legali, le scarsissime garanzie sull'impatto ambientale e altre questioni ancora, rendono l'operazione quantomeno discutibile". (da farmlandgrab.org - leggi tutto)
Interessante notare come il motto della società in questione sia: Contributing to a sustainable future. (leggi)
(foto da http://heraklesfarms.com/)
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Tuesday, February 19, 2013
WTB Aumenta il consumo di carne, sostenibile?
"Il consumo della carne è parte
di una catena alimentare a grande rischio e che se non verranno presi
provvedimenti tesi a ridurne la quantità, potrà causare danni ambientali
irreversibili", afferma Mark Sutton, ricercatore capo del panel Onu per l'ambiente (Unep), presentando uno studio sugli impatti climatici del sempre crescente consumo di carne.
Un consumo che continua a impennare, grazie anche alla crescita del reddito medio di alcuni paesi, come il caso esemplare dell'India, storicamente nazione "vegetariana" per eccellenza, che sta adeguando i suoi usi e costumi a quelli occidentali.
"Prima - spiega il cliente di un locale carnivoro - molte persone la
mangiavano solo a casa, la gente non se la sarebbe mai sentita di farlo
in pubblico". "Molte cucine straniere stanno arrivando in India -
aggiunge un altro consumatore - arrivano gli spagnoli, i francesi. Loro
hanno molti piatti non vegetariani, e quindi se vuoi provare queste
cucine devi essere pronto anche a mangiare carne". (leggi tutto su Corrierenazionale.it)
Secondo Sutton e il suo staff alle Nazioni Unite, "solo una o due generazioni fa, nei paesi ricchi il consumo fosse più limitato mentre oggi si è arrivati a diete che fanno della carne un alimento di tutti giorni. Questo ha comportato ad un aumento molto forte degli allevamenti intensivi deviando una grande quantità di grano destinato alla alimentazione umana a quella animale. L’incremento delle coltivazioni di cereali per uso animale ha naturalmete aumentato l’uso di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi ed acqua, causando secondo gli scienziati dell’Unep un corto circuito terra-acqua-aria che dannoso per la salute umana.
Tra l’altro questo cocktai micidiale si ritrova nei mari dove causa l’aumento delle alghe e morie di pesci, minaccia gli ecosistemi anfibi e le api". (leggi tutto sul sito dell'AdnKronos)
L'altro fronte della sostenibilità è quello dell'aumento incontrollabile del presso del cibo di prima necessità. Il fenomeno ha radici nello scorso decennio, ed è destinato a dominare gli equilibri globali nei prossimi decenni.
"Tutto è cambiato nel 2007-08 con il primo dei molti scossoni ai prezzi delle materie prime. L’uso negli Stati Uniti di prodotti agricoli per la produzione di combustibile ha fatto impennare il prezzo degli oli di mais, di palma e di barbabietola, e i mercati hanno avvertito la pressione della crescente domanda di carne dei paesi emergenti. Il consumo procapite di carne nella sola Cina è quadruplicato dal 1960 a oggi", scrive John Gapper sul Financial Times (leggi tutto su PressEurop.eu)
Un consumo che continua a impennare, grazie anche alla crescita del reddito medio di alcuni paesi, come il caso esemplare dell'India, storicamente nazione "vegetariana" per eccellenza, che sta adeguando i suoi usi e costumi a quelli occidentali.
Secondo Sutton e il suo staff alle Nazioni Unite, "solo una o due generazioni fa, nei paesi ricchi il consumo fosse più limitato mentre oggi si è arrivati a diete che fanno della carne un alimento di tutti giorni. Questo ha comportato ad un aumento molto forte degli allevamenti intensivi deviando una grande quantità di grano destinato alla alimentazione umana a quella animale. L’incremento delle coltivazioni di cereali per uso animale ha naturalmete aumentato l’uso di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi ed acqua, causando secondo gli scienziati dell’Unep un corto circuito terra-acqua-aria che dannoso per la salute umana.
Tra l’altro questo cocktai micidiale si ritrova nei mari dove causa l’aumento delle alghe e morie di pesci, minaccia gli ecosistemi anfibi e le api". (leggi tutto sul sito dell'AdnKronos)
L'altro fronte della sostenibilità è quello dell'aumento incontrollabile del presso del cibo di prima necessità. Il fenomeno ha radici nello scorso decennio, ed è destinato a dominare gli equilibri globali nei prossimi decenni.
"Tutto è cambiato nel 2007-08 con il primo dei molti scossoni ai prezzi delle materie prime. L’uso negli Stati Uniti di prodotti agricoli per la produzione di combustibile ha fatto impennare il prezzo degli oli di mais, di palma e di barbabietola, e i mercati hanno avvertito la pressione della crescente domanda di carne dei paesi emergenti. Il consumo procapite di carne nella sola Cina è quadruplicato dal 1960 a oggi", scrive John Gapper sul Financial Times (leggi tutto su PressEurop.eu)
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Thursday, December 6, 2012
Spermatozoi in calo: uno studio certifica il mutamento degli uomini per fattori ambientali
L'uomo sta mutando per via del progresso chimico dell'alimentazione e dell'esposiozione ad altri fattori ambientali alterati. E' questa la notizia che emerge dalla ricerca francese sulla quantità di spermatozoi presenti negli uomini, che ha fatto capolino come notizia di "curiosità" tra le pagine dei giornali nostrani.
" Il numero degli spermatozoi prodotti dai francesi sono crollati di un terzo dal 1989 al 2005. Ma la tendenza negativa non riguarda solo la Francia. Anche gli italiani non sono messi bene. I dati raccolti da uno studio francese la quantità di sperma diminuisce con un tasso dell’1,9% all’anno. Il numero di spermatozoi resta comunque entro il limite per la fertilità. (...) Per francesi, italiani e altri le cause sono le stesse: gas di scarico, additivi alimentari, pesticidi, composti chimici. Tutte sostanze che si trovano normalmente nei cibi, soprattutto in frutta e verdura, nei detersivi e anche in alcuni prodotti per l’igiene personale". (da Blitz Quotidiano, leggi tutto)
" Il numero degli spermatozoi prodotti dai francesi sono crollati di un terzo dal 1989 al 2005. Ma la tendenza negativa non riguarda solo la Francia. Anche gli italiani non sono messi bene. I dati raccolti da uno studio francese la quantità di sperma diminuisce con un tasso dell’1,9% all’anno. Il numero di spermatozoi resta comunque entro il limite per la fertilità. (...) Per francesi, italiani e altri le cause sono le stesse: gas di scarico, additivi alimentari, pesticidi, composti chimici. Tutte sostanze che si trovano normalmente nei cibi, soprattutto in frutta e verdura, nei detersivi e anche in alcuni prodotti per l’igiene personale". (da Blitz Quotidiano, leggi tutto)
Tuesday, December 4, 2012
WTB Frugalità e decrescita: intervista a Achille Rossi
Etica, ambiente, economia. I pilastri dell'insostenibilità dello sviluppio moderno, secondo le idee di Achille Rossi, teorico della "frugalità" e della decrescita, qui intervistato in un seminario a Capodarco di Fermo nel novembre 2011.
Video di Agenzia Redattore Sociale, dal seminario "Bulimie"
Thursday, October 25, 2012
Il business dei vaccini
I vaccini sono finiti nell'occhio del ciclone. Partite di farmaci ritenute pericolose hanno fatto dire un alt precauzionale a oltre sei milioni di vaccini antinfluenzali, fino a ieri "caldamente consigliati" da medici (non tutti, per fortuna), centri vaccinazione, luoghi comuni, per bambini, adulti e anziani.
"«Dalla documentazione data da Novartis il 19 ottobre emerge che l'azienda era a conoscenza delle anomalie riscontrate nei vaccini dall'11 luglio», dice il ministro della Salute, Renato Balduzzi, nel corso della conferenza stampa convocata al ministero dopo il blocco a titolo precauzionale del vaccino antinfluenzale della casa farmaceutica. «Novartis ha rappresentato la presenza di qualche anomalia in alcuni lotti di vaccino - ha continuato il ministro - a margine di una riunione in sede Aifa lo scorso 18 ottobre;"
(leggi tutto su Corriere.it)
In Italia vengono utilizzati ogni anno tra i 12 e 9 14 milioni di vaccini.
L'azienda farmaceutica Novartis ha negato ancora oggi in un comunicato qualsiasi problema legato all'utilizzo dei vaccini:
" Novartis conferma la piena fiducia nella sicurezza e nell’efficacia dei propri vaccini contro l’influenza stagionale prodotti in Italia. La sicurezza del paziente è una priorità assoluta per Novartis. Le valutazioni interne e i dati clinici raccolti dall’azienda nel corso degli studi 2012-2013, necessari per ottenere la licenza europea per i vaccini in questione, dimostrano un profilo di sicurezza e immunogenicità simile a quello degli anni precedenti. Ad oggi, i dati della campagna di vaccinazione stagionale in corso non hanno evidenziato alcuna problematica."
L'azienda, secondo un suo stesso report, ha maturato solo in Italia nel 2011 un fatturato da 1.992 milioni di euro.
La vicenda ha rianimato l'acceso dibattito sulla questione vaccini anti influenzali, una pratica sempre più diffusa, che coinvolge il circuito "case farmaceutiche, informatori scientifici, medici" e chi ritiene sbagliata l'idea di utilizzare prodotti medicinali non necessari, in una guerra di informazione senza esclusione di colpi.
"L'International Medical Council on Vaccination è un'associazione americana di medici, infermieri e altri professionisti qualificati, il cui scopo è quello di contrastare i messaggi sostenuti dalle aziende farmaceutiche, dal governo ed agenzie medici sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini. Le conclusioni a cui giungono sono state raggiunte individualmente da ciascun membro del Consiglio, dopo migliaia di ore di ricerca personale, di studio e di osservazione. "
(leggi tutto su MadeInBio.biz)
"«Dalla documentazione data da Novartis il 19 ottobre emerge che l'azienda era a conoscenza delle anomalie riscontrate nei vaccini dall'11 luglio», dice il ministro della Salute, Renato Balduzzi, nel corso della conferenza stampa convocata al ministero dopo il blocco a titolo precauzionale del vaccino antinfluenzale della casa farmaceutica. «Novartis ha rappresentato la presenza di qualche anomalia in alcuni lotti di vaccino - ha continuato il ministro - a margine di una riunione in sede Aifa lo scorso 18 ottobre;"
(leggi tutto su Corriere.it)
In Italia vengono utilizzati ogni anno tra i 12 e 9 14 milioni di vaccini.
L'azienda farmaceutica Novartis ha negato ancora oggi in un comunicato qualsiasi problema legato all'utilizzo dei vaccini:
" Novartis conferma la piena fiducia nella sicurezza e nell’efficacia dei propri vaccini contro l’influenza stagionale prodotti in Italia. La sicurezza del paziente è una priorità assoluta per Novartis. Le valutazioni interne e i dati clinici raccolti dall’azienda nel corso degli studi 2012-2013, necessari per ottenere la licenza europea per i vaccini in questione, dimostrano un profilo di sicurezza e immunogenicità simile a quello degli anni precedenti. Ad oggi, i dati della campagna di vaccinazione stagionale in corso non hanno evidenziato alcuna problematica."
L'azienda, secondo un suo stesso report, ha maturato solo in Italia nel 2011 un fatturato da 1.992 milioni di euro.
La vicenda ha rianimato l'acceso dibattito sulla questione vaccini anti influenzali, una pratica sempre più diffusa, che coinvolge il circuito "case farmaceutiche, informatori scientifici, medici" e chi ritiene sbagliata l'idea di utilizzare prodotti medicinali non necessari, in una guerra di informazione senza esclusione di colpi.
"L'International Medical Council on Vaccination è un'associazione americana di medici, infermieri e altri professionisti qualificati, il cui scopo è quello di contrastare i messaggi sostenuti dalle aziende farmaceutiche, dal governo ed agenzie medici sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini. Le conclusioni a cui giungono sono state raggiunte individualmente da ciascun membro del Consiglio, dopo migliaia di ore di ricerca personale, di studio e di osservazione. "
(leggi tutto su MadeInBio.biz)
Friday, October 5, 2012
Scegliere le uova al supermercato
0-Uova biologiche
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’esterno, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto, mangime biologico.
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’esterno, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto, mangime biologico.
1-Uova da allevamento all’aperto
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’aperto, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto.
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’aperto, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto.
2-Uova da allevamento a terra
Cosa significa?
Allevamento a terra senza gabbie ma in capannoni chiusi senza accesso all’esterno, max 12 galline per metro quadrato, nidi, trespoli, lettiere.
Cosa significa?
Allevamento a terra senza gabbie ma in capannoni chiusi senza accesso all’esterno, max 12 galline per metro quadrato, nidi, trespoli, lettiere.
3-Uova da allevamento in gabbia
Cosa significa?
Le galline in gabbia non hanno davvero una vita.
Cosa significa?
Le galline in gabbia non hanno davvero una vita.
La prossima volta che andiamo al supermercato con queste semplici regole tuteliamo la nostra salute e quella delle galline.
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Tuesday, September 11, 2012
TOXIC SOMALIA, la verità sulla storia di Ilaria Alpi nell'inchiesta di Paul Moreira
E' stato premiato nell'ultima edizione del Premio Ilaria Alpi proprio per aver girato nel 2010 "Toxic Somalia", un viaggio nel moderno traffico di rifiuti tossici dallo sviluppato occidente alle coste della Somalia, "scelta proprio per la situazione di grande instabilità, che la rende terreno ideale per i traffici di rifiuti tossici e -a volte- radioattivi.
Il video di Moreira ripercorre la storia di Ilaria Alpi, che per prima su quel traffico riusci' a far luce, pagando il suo lavoro con la vita. Una storia di verità nascoste e responsabilità mai verificate che dice molto sulla storia e l'attualità dell'Italia.
Il video di Moreira ripercorre la storia di Ilaria Alpi, che per prima su quel traffico riusci' a far luce, pagando il suo lavoro con la vita. Una storia di verità nascoste e responsabilità mai verificate che dice molto sulla storia e l'attualità dell'Italia.
Wednesday, September 5, 2012
WTB: Allevamenti intensivi: The Meatrix
Pillola rossa o pillola blu. A chi guarda la possibilità di scegliere se conoscere cosa si nasconde dietro il mondo "chiuso" ai consumatori della produzione industriale di carne.
(Altri video e info su http://www.themeatrix.com)
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Monday, September 3, 2012
WTB: I semi della discordia. Semi sotto copyright e coltivazioni industriali per combattere la fame
La fame combattuta attraverso metodi industriali. Semenze "rafforzate", in alcuni casi da modifiche genetiche sotto copyright (Ogm), ma anche metodi "moderni" di agricoltura, come pesticidi, fitofarmaci, fitoregolatori, fertilizzanti...
Si tratta di uno dei terreni di scontro centrali tra chi ritiene che per soddisfare il crescente fabbisogno di cibo da parte della popolazione mondiale sia necessario percorrere la strada del progresso e chi vede dietro questa scelta la presunzione di poter controllare la natura con la tecnologia.
L'argomento è trattato in un uno dei capitoli di "La terra vista dal cielo", documentario del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, dedicato a LA FAME, attualmente visibile sul sito della Rai in streaming.
India - L'ultima parte del documentario racconta la storia dell'India, al centro del libro militante "Semi del suicidio" dell'attivista indiano Vandana Shiva, qui recensita da Dario Cambiano:
"L’India, fin dai primi anni ’60, vara un imponente progetto per migliorare la produttività del proprio sistema agricolo. È la Prima Rivoluzione Verde. Nel giro di una ventina d’anni, selezionando sementi, ibridandole, l’India arriva all’autonomia alimentare, non senza un prezzo elevato in termini di inquinamento del terreno, perché le nuove più efficienti sementi, gestite dal governo, richiedono alte dosi di fertilizzanti chimici e di antiparassitari. Ma il sistema agricolo resta di tipo tradizionale, a conduzione familiare: i contadini in India sono circa 650 milioni.
In pochi anni però la situazione evolve in senso capitalistico: arriva la chimica internazionale, si commerciano semi modificati geneticamente: in pochi anni l’India si mette nelle mani di colossi privati della biotecnologia e lascia che questi diffondano, a pagamento naturalmente, i propri semi ibridati." (leggi tutto su Serenoregis.org)
Si tratta di uno dei terreni di scontro centrali tra chi ritiene che per soddisfare il crescente fabbisogno di cibo da parte della popolazione mondiale sia necessario percorrere la strada del progresso e chi vede dietro questa scelta la presunzione di poter controllare la natura con la tecnologia.
(Foto da Il cobra senza occhiali)
L'argomento è trattato in un uno dei capitoli di "La terra vista dal cielo", documentario del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, dedicato a LA FAME, attualmente visibile sul sito della Rai in streaming.
India - L'ultima parte del documentario racconta la storia dell'India, al centro del libro militante "Semi del suicidio" dell'attivista indiano Vandana Shiva, qui recensita da Dario Cambiano:
"L’India, fin dai primi anni ’60, vara un imponente progetto per migliorare la produttività del proprio sistema agricolo. È la Prima Rivoluzione Verde. Nel giro di una ventina d’anni, selezionando sementi, ibridandole, l’India arriva all’autonomia alimentare, non senza un prezzo elevato in termini di inquinamento del terreno, perché le nuove più efficienti sementi, gestite dal governo, richiedono alte dosi di fertilizzanti chimici e di antiparassitari. Ma il sistema agricolo resta di tipo tradizionale, a conduzione familiare: i contadini in India sono circa 650 milioni.
In pochi anni però la situazione evolve in senso capitalistico: arriva la chimica internazionale, si commerciano semi modificati geneticamente: in pochi anni l’India si mette nelle mani di colossi privati della biotecnologia e lascia che questi diffondano, a pagamento naturalmente, i propri semi ibridati." (leggi tutto su Serenoregis.org)
(Immagine di CGIAR Image su Flickr)
Wednesday, August 8, 2012
WTB: NO LOGO di Naomi Klein, il marketing del sistema economico globale
La quarta di copertina lo definisce la "bibbia di tutti i movimenti no global". Più che bibbia, forse il libro No Logo della giornalista canadese Noemi Klein può essere descritto come un'opera che, con passo carico di dtereminazione e uno "zaino" di idee politiche, tenta di addentrarsi nell'intricato mondo dei loghi, della comunicazione aziendale, della promozione e della pubblicità, proprio negli ultimi mesi di quegli anni novanta che segnavano il passaggio dalla fase industriale del '900 a quella della comunicazione globale.
Come mai dei prodotti vengono fabbricati in distretti industriali militarizzati nel sud est asiatico e poi importati con loghi di marche occidentali? Chi ha fissato le regole del mercato libero e globalizzato, che portano una oliva che ha fatto centinaia di chilometri a costare meno di quella cresciuta sull'albero dietro casa, che viene invece buttata? Cosa c'è dietro questo mercato globale governato dal marketing?
Ecco un'estratto all'introduzione dell'ultima edizione del fortunato volume della Klein, che in mezzo a trante interpretazioni ha il merito di riuscire a dare parziale risposta ad alcune di queste domande.
"Ho deciso di scrivere No logo
quando mi sono resa conto che queste tendenze apparentemente distinte
erano unite da un’idea: che le aziende debbano sfornare marchi, non
prodotti. Era l’epoca in cui gli amministratori delegati avevano
improvvise intuizioni: la Nike non è un’azienda che produce scarpe da
ginnastica, ma l’idea della trascendenza attraverso lo sport. Starbucks
non è una catena di caffetterie, è l’idea di comunità. Ma qui sul
pianeta Terra, queste intuizioni hanno avuto conseguenze concrete.
Molte aziende che prima producevano nelle loro fabbriche e avevano tanti dipendenti a tempo indeterminato sono passate al modello Nike: hanno chiuso le fabbriche, affidato la produzione a una rete di appaltatori e subappaltatori e hanno investito nel design e nel marketing necessari a diffondere il più possibile la loro grande idea. Altre aziende hanno scelto invece il modello Microsoft: conservare un nucleo strettamente controllato di azionisti-dipendenti che gestiscono “l’attività centrale” dell’azienda ed esternalizzare tutto il resto, dalla gestione della posta alla scrittura del codice informatico, affidandolo a lavoratori precari. Alcuni le hanno chiamate hollow corporations, imprese vuote, perché queste aziende ristrutturate sembravano avere un unico obiettivo: trascendere il mondo fisico per trasformarsi in un marchio incorporeo. Come ha detto l’esperto di gestione aziendale Tom Peters: “È da stupidi possedere cose!”.
Mi piaceva studiare i marchi come Nike o Starbucks perché in un attimo ti ritrovavi a parlare di tutto tranne che di marketing: la deregolamentazione della produzione globale, l’agricoltura industriale, i prezzi delle materie prime. E da qui arrivavi al legame tra politica e denaro, che si era cementato in regole da far west grazie a una serie di accordi di libero scambio e al sostegno della Wto, al punto che attenersi a quelle regole è diventato il requisito indispensabile per ricevere i prestiti dal Fondo monetario internazionale. In poche parole, finivi per parlare di come funziona il mondo."
(Naomi Klein all'introduzione dell'edizione 2011 di No Logo, ed. Rizzoli)
Come mai dei prodotti vengono fabbricati in distretti industriali militarizzati nel sud est asiatico e poi importati con loghi di marche occidentali? Chi ha fissato le regole del mercato libero e globalizzato, che portano una oliva che ha fatto centinaia di chilometri a costare meno di quella cresciuta sull'albero dietro casa, che viene invece buttata? Cosa c'è dietro questo mercato globale governato dal marketing?
Ecco un'estratto all'introduzione dell'ultima edizione del fortunato volume della Klein, che in mezzo a trante interpretazioni ha il merito di riuscire a dare parziale risposta ad alcune di queste domande.
dal sito "Oltre il muro"
"Ho deciso di scrivere No logo
Molte aziende che prima producevano nelle loro fabbriche e avevano tanti dipendenti a tempo indeterminato sono passate al modello Nike: hanno chiuso le fabbriche, affidato la produzione a una rete di appaltatori e subappaltatori e hanno investito nel design e nel marketing necessari a diffondere il più possibile la loro grande idea. Altre aziende hanno scelto invece il modello Microsoft: conservare un nucleo strettamente controllato di azionisti-dipendenti che gestiscono “l’attività centrale” dell’azienda ed esternalizzare tutto il resto, dalla gestione della posta alla scrittura del codice informatico, affidandolo a lavoratori precari. Alcuni le hanno chiamate hollow corporations, imprese vuote, perché queste aziende ristrutturate sembravano avere un unico obiettivo: trascendere il mondo fisico per trasformarsi in un marchio incorporeo. Come ha detto l’esperto di gestione aziendale Tom Peters: “È da stupidi possedere cose!”.
Mi piaceva studiare i marchi come Nike o Starbucks perché in un attimo ti ritrovavi a parlare di tutto tranne che di marketing: la deregolamentazione della produzione globale, l’agricoltura industriale, i prezzi delle materie prime. E da qui arrivavi al legame tra politica e denaro, che si era cementato in regole da far west grazie a una serie di accordi di libero scambio e al sostegno della Wto, al punto che attenersi a quelle regole è diventato il requisito indispensabile per ricevere i prestiti dal Fondo monetario internazionale. In poche parole, finivi per parlare di come funziona il mondo."
(Naomi Klein all'introduzione dell'edizione 2011 di No Logo, ed. Rizzoli)
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Friday, August 3, 2012
WTB, AGRICOLTURA E SEMENTI nell'industria alimentare
Ricerca, scienza, multinazionali e industria alimentare, politica. Sono tutti gli attori insospettati del sistema che governa i campi e la produzione agricola alimentare di tutto il mondo.
Agrofarmaci e aziende farmaceutiche, sementi sotto copyright, quote agricole, sono gli ingredienti di un mondo la cui comprensione sfugge al consumatore al banco delle verdure di un ipermercato.
Un articolo di Maurizio Blondet racconta -con approccio critico- un piccolo episodio, sottratto all'attenzione del mainstream, di questa lotta quotidiana tra i banchi della politica, per stabilire regole che influiscono sul presente e sul futuro degli alimenti.
"Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.
Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali è invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicchè oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business , alla faccia della libertà d’opinione e d’azione."
(leggi su Effedieffe.com- articolo intero a pagamento)
Una questione ben nota a chi conosce le vicissitudini della Monsanto e della lotta per il copyright sui semi e sugli ogm, raccontata in questo documentario:
Agrofarmaci e aziende farmaceutiche, sementi sotto copyright, quote agricole, sono gli ingredienti di un mondo la cui comprensione sfugge al consumatore al banco delle verdure di un ipermercato.
Un articolo di Maurizio Blondet racconta -con approccio critico- un piccolo episodio, sottratto all'attenzione del mainstream, di questa lotta quotidiana tra i banchi della politica, per stabilire regole che influiscono sul presente e sul futuro degli alimenti.
"Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.
Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali è invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicchè oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business , alla faccia della libertà d’opinione e d’azione."
(leggi su Effedieffe.com- articolo intero a pagamento)
Una questione ben nota a chi conosce le vicissitudini della Monsanto e della lotta per il copyright sui semi e sugli ogm, raccontata in questo documentario:
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Tuesday, July 31, 2012
WTB: LA PRODUZIONE DI UOVA
Uova in batteria, a terra, in gabbia. Cambiano le definizioni, variano leggermente i “codici prodotto”, cambiano i packaging delle confezioni, ma non cambia la realtà che si cela dietro la produzione industriale di uova nel ventunesimo secolo.
Una realtà lontana dall’occhio delle telecamere e da quello dei “consumatori” che scelgono cosa comprare tra gli scaffali dei supermercati. Una realtà nascosta al buio di capannoni di periferia, dove migliaia animali ogni giorno non conoscono la luce del sole.
Un documento raro e prezioso dello smascheramento, che porta una telecamera a svelare cosa c’è dietro una confezione di uova.
Una realtà lontana dall’occhio delle telecamere e da quello dei “consumatori” che scelgono cosa comprare tra gli scaffali dei supermercati. Una realtà nascosta al buio di capannoni di periferia, dove migliaia animali ogni giorno non conoscono la luce del sole.
Un documento raro e prezioso dello smascheramento, che porta una telecamera a svelare cosa c’è dietro una confezione di uova.
Investigazione di NemesiAnimale
sulla ditta Bruzzese di Olgiate
Olona (VA), una delle principali produttrici di uova della regione
Lombardia, con 200.000 galline detenute nell'allevamento.
(leggi tutto sul sito di YouReporter)
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