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Monday, April 28, 2014

Rana Plaza: ecco i marchi che producevano nello stabilimento killer

"È trascorso un anno dal crollo del Rana Plaza in Bangladesh - edificio di otto piani che ospitava aziende fornitrici di molte multinazionali del tessile - che ha seppellito 1.138 persone e ne ha lasciate ferite oltre duemila. Dodici mesi dopo, ancora non sono stati stanziati adeguati risarcimenti.

(...)

La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima. 

Leggi l'articolo integrale sul notiziario del Redattore Sociale a Vai all'articolo integrale.

Thursday, March 27, 2014

Cina e Olanda, accordo record tra colossi dell'agroindustria

Un'accordo record tra una corporazione cinese e un colosso olandese dell'agribusiness segna un nuovo, sostanziale, passo dell'economia cinese nel settore agroalimentare europeo.

"La cinese COFCO Corp.e l'olandese Nidera hanno firmato il 23 marzo un accordo con il quale la COFCO rileva il 51% di Nidera e avvia una cooperazione strategica tra i due colossi dell'agrindustria. Si tratta del più grande accordo di cooperazione mai siglato tra due imprese di questi paesi, raggiunto proprio durante la prima visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Olanda.

(...) L'accordo segna anche la più grande acquisizione internazionale nella storia dell'agroindustria cinese. COFCO e Nidera apriranno dei canali e sistemi di cooperazione in ambiti come il mercato dei seminativi.

(...) La soia, il grano e il granturco sono i principali asset trattati da Nidera. Grazie al possesso di un ricco bacino di seminativi e di materiale genetico, la Nidera ha sviluppato partnership con realtà agricole di tutto il mondo, fornendo semi, fertilizzante e prodotti agricoli chimici. Dal dicembre 2013, Nidera vanta 62 filiali e oltre 3700 dipendenti, facendo import export in almeno 18 paesi.

L'articolo completo su: http://farmlandgrab.org/post/view/23309


Thursday, January 23, 2014

Food Inc

"Quello che proprio non immaginavo è l'esistenza di un mondo di cui siamo deliberatamente tenuti all'oscuro". Eric Schlosser, giornalista, autore di "Fast Food Nation", in "Food Inc", imperdibile (anche se molto duro) film documentario sull'industria del cibo.

Qui nella versione in italiano:


Wednesday, December 18, 2013

Corsa alla terra e allevamenti intensivi in Romania

Ancora un video di pochi minuti, stavolta che collega in modo piuttosto inedito il fenomeno del land grabbing, molto diffuso in Romania, con il sistema di approvvigionamento dei mangimi dell'industria degli allevamenti su scala globale.

Altri video interessanti su alcune "contraddizioni" del moderno sistema del cibo e dell'alimentazione sono reperibili sul sito del Barilla Center for Food and Nutrition, ovvero qui:

http://www.barillacfn.com/en/video/

Monday, December 16, 2013

Land grabbing, un video per scoprire il fenomeno dell'accaparramento delle terre

Uno spot di un progetto sul land grabbing, che sembra però raccontare in pochi minuti la gravità del fenomeno dell'accaparramento delle terre.

Per approfondire il fenomeno, presente in tutti i continenti in forma sempre più massiccia, suggerisco questo sito, con una rassegna stampa quotidiana interamente dedicata al fenomeno:

http://farmlandgrab.org/

Thursday, December 12, 2013

Samsara: in pochi mimuti, il sistema moderno alimentare

Un video di pochi minuti racconta come pochi prima sono riusciti a fare, in che modo funziona il moderno sistema alimentare, l'industria del cibo basata su "un mercato globale delle proteine estremamente competitivo" (cit. Stephen Kelly, portavoce industria alimentare, Corea del Sud).

Friday, September 13, 2013

WTB: Scompaiono i piccoli allevamenti nel sistema moderno del cibo. Pig Business

La globalizzazione dell'alimentazione nel mercato moderno e competitivo, raccontata come non mai in un documentario in continua evoluzione dedicato al grande affare del mercato della carne di maiale (e derivati). Un video non abbastanza diffuso, specie in Italia, che racconta con straordinaria chiarezza cosa c'è dietro la produzione sempre più industriale e senza frontiere dei prodotti animali, e di come le piccole fattorie del nostro immaginario stiano scomparendo con sempre maggiore rapidità.





Friday, February 22, 2013

Carne falsa: la truffa della sofisticazione alimentare

"Ho scoperto che il mio bambino consumava un prodotto a base di propoli che doveva essere fatto in Italia, invece era prodotto in Cina ed era strapieno di antibiotici". E' questa la motivazione cha ha portato Massimo Carlotto a scrivere il libro inchiesta Mi Fido di Te, che svela i meccanismi della sofisticazione alimentare.


(foto da Cascinagaggioli.it)

Carlotto è stato intervistato da Antonietta Demurtas per Lettera43, sull'onda dello scandalo Europeo della carne di cavallo scoperta nelle lasagne Findus:

C'è un sistema criminale che funziona in questo modo: un'azienda vende il prodotto, ma tutte le varie componenti alimentari le prende in giro per il mondo da vari fornitori, che si assumono tutta la responsabilità di quello che forniscono

Ormai i confini sono labili. Oggi il business della sofisticazione alimentare è il secondo a livello internazionale dopo il traffico dei rifiuti. Se la 'ndrangheta importa dal Canada grano di qualità 5 destinato all'alimentazione animale, inquinato con ocratossina e lo fa lavorare dai vari panifici, evidentemente dietro c'è un business enorme.

Ormai c'è sofisticazione in tutti gli alimenti: dal vino alla mozzarella, dal caffè all'olio. Ovunque c'è produzione di prodotti tipici. E dove c'è sofisticazione c'è corruzione.

(Leggi l'articolo intero su Lettera43)

Thursday, February 21, 2013

I giganti del mare

Oggi Repubblica Sera pubblica un bel servizio sui giganti del mare, i colossi che fanno da ponte tra "l'oriente produttivo a l'occidente consumista" in un mondo sempre più globalizzato.



Ecco qualche cifra della BBC sule navi cargo record, i nuovi giganti del mare:

Le navi: costruite con l'acciaio sufficiente a fare 8 torre Eiffel, una sola potrebbe portare fino a 18mila container in un solo viaggio, o -per quantificare- 36mila automobili o 863miloni di barattoli di fagioli (leggi altro su RSera)

Il viaggio:  dai 25 ai  30 giorni per una spedizione via nave con partenza dai porti di Guangzhou, Shenzen od Honh Kong (fonte: http://www.importaredallacina.com/spedizione)

Quante? Difficile quantificare il numero di "giganti" che raggiungono Italia e Europa ogni anno. In generale sono circa 20mila le navi che transitano ogni anno per il Canale di Suez, in Egitto, che collega Oriente ai porti Europei. La maggior parte di queste vanno in direzione dei porti nord europei, Rotterdam, Anversa e Amburgo in particolare. (leggi altri dati su I porti fanno la rivoluzione per accaparrarsi le merci cinesi di Nicola Salvagin su Verona Fedele)



Tuesday, February 19, 2013

WTB Aumenta il consumo di carne, sostenibile?

"Il consumo della carne è parte di una catena alimentare a grande rischio e che se non verranno presi provvedimenti tesi a ridurne la quantità, potrà causare danni ambientali irreversibili", afferma Mark Sutton, ricercatore capo del panel Onu per l'ambiente (Unep), presentando uno studio sugli impatti climatici del sempre crescente consumo di carne.

Un consumo che continua a impennare, grazie anche alla crescita del reddito medio di alcuni paesi, come il caso esemplare dell'India, storicamente nazione "vegetariana" per eccellenza, che sta adeguando i suoi usi e costumi a quelli occidentali.


 

"Prima - spiega il cliente di un locale carnivoro - molte persone la mangiavano solo a casa, la gente non se la sarebbe mai sentita di farlo in pubblico". "Molte cucine straniere stanno arrivando in India - aggiunge un altro consumatore - arrivano gli spagnoli, i francesi. Loro hanno molti piatti non vegetariani, e quindi se vuoi provare queste cucine devi essere pronto anche a mangiare carne". (leggi tutto su Corrierenazionale.it)

Secondo Sutton e il suo staff alle Nazioni Unite, "solo una o due generazioni fa, nei paesi ricchi il consumo fosse più limitato mentre oggi si è arrivati a diete che fanno della carne un alimento di tutti giorni. Questo ha comportato ad un aumento molto forte degli allevamenti intensivi deviando una grande quantità di grano destinato alla alimentazione umana a quella animale. L’incremento delle coltivazioni di cereali per uso animale ha naturalmete aumentato l’uso di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi ed acqua, causando secondo gli scienziati dell’Unep un corto circuito terra-acqua-aria che dannoso per la salute umana.
Tra l’altro questo cocktai micidiale si ritrova nei mari dove causa l’aumento delle alghe e morie di pesci, minaccia gli ecosistemi anfibi e le api". (leggi tutto sul sito dell'AdnKronos)

L'altro fronte della sostenibilità è quello dell'aumento incontrollabile del presso del cibo di prima necessità. Il fenomeno ha radici nello scorso decennio, ed è destinato a dominare gli equilibri globali nei prossimi decenni.

"Tutto è cambiato nel 2007-08 con il primo dei molti scossoni ai prezzi delle materie prime. L’uso negli Stati Uniti di prodotti agricoli per la produzione di combustibile ha fatto impennare il prezzo degli oli di mais, di palma e di barbabietola, e i mercati hanno avvertito la pressione della crescente domanda di carne dei paesi emergenti. Il consumo procapite di carne nella sola Cina è quadruplicato dal 1960 a oggi", scrive John Gapper sul Financial Times (leggi tutto su PressEurop.eu)

Thursday, January 10, 2013

WTB Pomodoro made in Cina / Italy, impennata delle importazioni nel 2012

Il pomodoro, prodotto base dell'alimentare made in Italy, proviene in percentuale sempre maggiori dall'importanzione, prevalentemente dalla Cina. Un trend consolidato negli ultimi anni, che potrebbe impennare dopo la dura siccità dell'estate 2012 che ha colpito duramente il raccolto italiano di questa pianta particolarmente idrovora.

"Il 2012 e’ stato in Italia il quinto anno piu’ caldo dal 1800 in cui sono iniziate le rilevazioni con, rispetto alla media, una temperatura superiore di 1,02 gradi e precipitazioni inferiori del 6 pwer cento", afferma Coldiretti. "Quest’anno il risultato del cambiamento climatico è stato il crollo del raccolto made in Italy che e in grado di garantire scorte alimentari nazionali per soli 9 mesi, a causa della siccità estiva ma anche del gelo invernale e dei nubifragi autunnali. Tra i prodotti base della dieta mediterranea –continua Coldiretti – se la vendemmia si è attestata sui valori minimi da quasi 40 anni con un calo del 6 per cento del vino per un totale di appena 40 milioni di ettolitri, la produzione di pomodoro da conserva e scesa del 12 per cento attorno le 4,4 milioni di tonnellate mentre scende a 4,8 milioni di quintali la produzione italiana di olio di oliva, in calo del 12 per cento rispetto ai cinque milioni e mezzo della scorsa annata".

Il crollo della raccolta di pomodoro nostrano andrà probabilmente a incentivare ulteriorimente i prodotti di importazione.

“Nel 2011 c’è stato un aumento del 17% nelle importazioni di pomodori e derivati del pomodoro dalla Cina, per un totale di 113 milioni di chili. In pratica il 15% dei derivati del pomodoro venduti in Italia sono di origine cinese. E vengono venduti come “Made in Italy” perché il processo di trasformazione del pomodoro avviene in Italia e non c’è alcun obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima. Un vero e proprio scandalo cui la politica italiana continua a non porre rimedio.” (UniversoFood.net, riportato dall'agriblog http://tirebouchon.tumblr.com/)



Se a impressionare l’Italia erano ‘bastati’ gli 82 milioni di chili di concentrato di pomodoro importato dalla Cina nel 2009 - pari al 10% della produzione nazionale - le cifre relative al primo trimestre del 2010 (+174 rispetto al periodo precedente) evidenziate dal rapporto di Coldiretti, cooperative agricole dell’Unci e industrie conserviere dell’Aiipa, mettono in allarme produttori e consumatori che, secondo le stime, ogni anno acquistano 550 milioni di chili di pomodori in scatola o in bottiglia.
“Ogni giorno nei porti italiani vengono scaricati oltre mille fusti (da 200 Kg l’uno) di concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina che finisce sulle tavole mondiali come condimento tipico del Made in Italy” si legge nel dossier.(Leggi tutto su AgiChina24)

Thursday, November 15, 2012

Castagne globali

Una storia sull'agricoltura globale.

Quest'anno è l'anno nero della produzione di catagne in Italia. Gli alberi del Belpaese sono stati decimati da un insetto letale, favorito dalla prolungata siccità.

"«A minacciare la leadership europea di castagne e marroni made in Italy – spiega Salvatore Ciardiello, presidente regionale Cia – è un parassita di origine cinese, presente in Italia dal 2002, che falcia di netto una produzione che appena quattro anni fa si aggirava intorno alle 50mila tonnellate annue. Cifre ora costantemente in ribasso. Si è passati dal 50%  in meno del 2010 al 70% in meno del 2011. Quest’anno la situazione è ancora peggiore, a causa del caldo torrido e della siccità prolungata, autentiche sciagure per le piante già debilitate dall’insetto distruttivo»." (leggi tutto su "La città diu Salerno / Repubblica")

Risultato, anche per un prodotto così tipico (l'Italia è uno dei maggiori produttori al mondo e poi, chi mangerebbe castagne di imprtazione??), il consumo non è cambiato. A cambiare, i prezzi pagati per le castagne e per i derivati, e poi la quantità di importazioni dall'estero, letteralmente schizzate alle stelle.

"Dove è andata meno peggio la produzione si è dimezzata rispetto all’anno precedente ma non basterà per contenere l’importazione dall’estero di castagne (Cina, Corea del Sud e Turchia in testa) e raffreddare i prezzi al dettaglio. Una situazioni dagli addetti ai lavori definita “eccezionale”: non si trova, nella memoria contadina, un’annata così “disastrosa”. (comunicato Coldiretti, leggi tutto)


Thursday, September 27, 2012

Il costo umano di un iPad2/la rivolta nella Foxconn

Solo qualche giorno fa parlavamo di prodotti Apple e della "vecchia" inchiesta del New York Times sulle condizioni di lavoro nei distretti industriali asiatici, dove i prodotti dell"azienda di Cupertino sono prodotti nell'epoca dell'economia global. In questi giorni la faccenda è tornata di grande attualità, con la rivolta alla Foxconn. (video AdnKronos)


"L'impianto di Taiyuan, nella provincia centro-orientale dello Shanxi, impiega 79.999 persone e in questi giorni e' impegnata nella produzione e nell'assemblaggio soprattutto del retro dell'ultima versione dell'Iphone. La Foxconn Technology Group, di proprieta' della taiwanese Hon Hai Precision Industry Co., impiega oltre 1,3 milioni di persone con diversi impianti di produzione in Cina e in altri paesi, lavorando per primarie societa' mondiali come Apple, Sony, Nokia e altri. Negli anni scorsi e' stata scossa da una serie di suicidi fra i suoi dipendenti a causa delle pessime condizioni di lavoro." (Leggi tutto sul sito di Rai News 24)

Wednesday, August 8, 2012

WTB: NO LOGO di Naomi Klein, il marketing del sistema economico globale

La quarta di copertina lo definisce la "bibbia di tutti i movimenti no global". Più che bibbia, forse il libro No Logo della giornalista canadese Noemi Klein può essere descritto come un'opera che, con passo carico di dtereminazione e uno "zaino" di idee politiche, tenta di addentrarsi nell'intricato mondo dei loghi, della comunicazione aziendale, della promozione e della pubblicità, proprio negli ultimi mesi di quegli anni novanta che segnavano il passaggio dalla fase industriale del '900 a quella della comunicazione globale.

Come mai dei prodotti vengono fabbricati in distretti industriali militarizzati nel sud est asiatico e poi importati con loghi di marche occidentali? Chi ha fissato le regole del mercato libero e globalizzato, che portano una oliva che ha fatto centinaia di chilometri a costare meno di quella cresciuta sull'albero dietro casa, che viene invece buttata? Cosa c'è dietro questo mercato globale governato dal marketing?

Ecco un'estratto all'introduzione dell'ultima edizione del fortunato volume della Klein, che in mezzo a trante interpretazioni ha il merito di riuscire a dare parziale risposta ad alcune di queste domande.

dal sito "Oltre il muro"


"Ho deciso di scrivere No logo quando mi sono resa conto che queste tendenze apparentemente distinte erano unite da un’idea: che le aziende debbano sfornare marchi, non prodotti. Era l’epoca in cui gli amministratori delegati avevano improvvise intuizioni: la Nike non è un’azienda che produce scarpe da ginnastica, ma l’idea della trascendenza attraverso lo sport. Starbucks non è una catena di caffetterie, è l’idea di comunità. Ma qui sul pianeta Terra, queste intuizioni hanno avuto conseguenze concrete.

Molte aziende che prima producevano nelle loro fabbriche e avevano tanti dipendenti a tempo indeterminato sono passate al modello Nike: hanno chiuso le fabbriche, affidato la produzione a una rete di appaltatori e subappaltatori e hanno investito nel design e nel marketing necessari a diffondere il più possibile la loro grande idea. Altre aziende hanno scelto invece il modello Microsoft: conservare un nucleo strettamente controllato di azionisti-dipendenti che gestiscono “l’attività centrale” dell’azienda ed esternalizzare tutto il resto, dalla gestione della posta alla scrittura del codice informatico, affidandolo a lavoratori precari. Alcuni le hanno chiamate hollow corporations, imprese vuote, perché queste aziende ristrutturate sembravano avere un unico obiettivo: trascendere il mondo fisico per trasformarsi in un marchio incorporeo. Come ha detto l’esperto di gestione aziendale Tom Peters: “È da stupidi possedere cose!”.

Mi piaceva studiare i marchi come Nike o Starbucks perché in un attimo ti ritrovavi a parlare di tutto tranne che di marketing: la deregolamentazione della produzione globale, l’agricoltura industriale, i prezzi delle materie prime. E da qui arrivavi al legame tra politica e denaro, che si era cementato in regole da far west grazie a una serie di accordi di libero scambio e al sostegno della Wto, al punto che attenersi a quelle regole è diventato il requisito indispensabile per ricevere i prestiti dal Fondo monetario internazionale. In poche parole, finivi per parlare di come funziona il mondo."

(Naomi Klein all'introduzione dell'edizione 2011 di No Logo, ed. Rizzoli)