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Friday, September 13, 2013
WTB: Scompaiono i piccoli allevamenti nel sistema moderno del cibo. Pig Business
La globalizzazione dell'alimentazione nel mercato moderno e competitivo, raccontata come non mai in un documentario in continua evoluzione dedicato al grande affare del mercato della carne di maiale (e derivati). Un video non abbastanza diffuso, specie in Italia, che racconta con straordinaria chiarezza cosa c'è dietro la produzione sempre più industriale e senza frontiere dei prodotti animali, e di come le piccole fattorie del nostro immaginario stiano scomparendo con sempre maggiore rapidità.
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Saturday, November 24, 2012
WTB: Petfood, il cibo per animali etico
"Pochi sanno tuttavia che la sperimentazione animale si annida persino nell’industria che produce cibo per animali, il cosiddetto ‘pet food’, pur non essendo affatto obbligatoria per legge (...)
Sui siti delle più note marche di cibo per animali, che praticano massicciamente la sperimentazione, si possono trovare decine di formulazioni diverse di crocchette per ogni disturbo dal diabete all’artrosi, dalle dermatiti alle patologie dentali, persino alcune che curerebbero l’invecchiamento celebrale o problemi cardiaci del nostro amico a 4 zampe (...)
Il mercato del pet food è una branchia del settore dell’industria della carne per consumo umano, affermatosi grazie alla possibilità di riutilizzare con profitto e quindi di capitalizzare una notevole mole di scarti, i quali, per evidenti ragioni igieniche, sarebbero altrimenti destinati al macero. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà quindi pet food (...)"
(Estratto da "Cosa si nasconde dietro il cibo per cani e gatti?", su Terra Nauta. Leggi tutto)
Ed ecco una lista di marche classificate a seconda di quanta sperimentazione animale fanno: http://www.consumoconsapevole.org/pet_food_e_vivisezione.html
e un'altra che elenca quelle che vendono cibo per animali rispettando regole etiche di produzione: http://www.terranauta.it/foto/lista_marche_pet_food1255462145.jpg
Sui siti delle più note marche di cibo per animali, che praticano massicciamente la sperimentazione, si possono trovare decine di formulazioni diverse di crocchette per ogni disturbo dal diabete all’artrosi, dalle dermatiti alle patologie dentali, persino alcune che curerebbero l’invecchiamento celebrale o problemi cardiaci del nostro amico a 4 zampe (...)
Il mercato del pet food è una branchia del settore dell’industria della carne per consumo umano, affermatosi grazie alla possibilità di riutilizzare con profitto e quindi di capitalizzare una notevole mole di scarti, i quali, per evidenti ragioni igieniche, sarebbero altrimenti destinati al macero. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà quindi pet food (...)"
(Estratto da "Cosa si nasconde dietro il cibo per cani e gatti?", su Terra Nauta. Leggi tutto)
Ed ecco una lista di marche classificate a seconda di quanta sperimentazione animale fanno: http://www.consumoconsapevole.org/pet_food_e_vivisezione.html
e un'altra che elenca quelle che vendono cibo per animali rispettando regole etiche di produzione: http://www.terranauta.it/foto/lista_marche_pet_food1255462145.jpg
Friday, November 2, 2012
La produzione di Foie Gras
Oggi la Coop ha messo al bando dai suoi scaffali il Foie Gras, il "prelibato" fegato d'oga, odiato dagli attivisti animalisti per i metodi con cui viene prodotto industrialmente.
Le motivazione: "viene ottenuto tramite l'alimentazione forzata di oche e anatre. Pratica illegale in quasi tutti i Paesi europei perchè considerata lesiva del benessere di questi animali (rischi di lesioni, patologie al fegato, mortalità), eccezion fatta per quei Paesi come Francia, Bulgaria e Ungheria, dove esiste una specifica tradizione culinaria''. Coop fa sapere di aver già sospeso gli ordini e che "si andrà solo all'esaurimento delle scorte presenti nei magazzini".
La produzione di Foie gras è stata messa al bando da diversi paesi in tutto il mondo (oltre 15), tra cui "l'avanzata" California e il Regno Unito. I primi di agosto del 2012, anche una delle principali catene di catering inglesi, la Compass Group, ha smesso di commercializzare il foie gras per via dei maltrattamenti animali.
L'associazione animalista Peta è uno dei principali antagonisti della produzione di Foie gras nel mondo. Ecco un video prodotto dalla Peta sulla produzione di Foie gras.
Le motivazione: "viene ottenuto tramite l'alimentazione forzata di oche e anatre. Pratica illegale in quasi tutti i Paesi europei perchè considerata lesiva del benessere di questi animali (rischi di lesioni, patologie al fegato, mortalità), eccezion fatta per quei Paesi come Francia, Bulgaria e Ungheria, dove esiste una specifica tradizione culinaria''. Coop fa sapere di aver già sospeso gli ordini e che "si andrà solo all'esaurimento delle scorte presenti nei magazzini".
La produzione di Foie gras è stata messa al bando da diversi paesi in tutto il mondo (oltre 15), tra cui "l'avanzata" California e il Regno Unito. I primi di agosto del 2012, anche una delle principali catene di catering inglesi, la Compass Group, ha smesso di commercializzare il foie gras per via dei maltrattamenti animali.
L'associazione animalista Peta è uno dei principali antagonisti della produzione di Foie gras nel mondo. Ecco un video prodotto dalla Peta sulla produzione di Foie gras.
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Tuesday, October 16, 2012
La crisi nel ciclo industriale di carne e derivati
Decine, centinaia di migliaia di galline morte di fame. Una storia su quello che può accadere quando l'industria della produzione di carne e derivati incrocia la crisi economica.
"Mancano le materie prime «Gli ordini ci sono… ci sono stati sempre. Solo che cominciano a tagliare, perché non abbiamo più le uova da consegnare, sinceramente», ammette Domenico Minciotti, uno dei lavoratori del gruppo. La mancanza di fondi ha innescato prima dell’estate un circolo vizioso. Per effetto della malnutrizione, le galline hanno ridotto la produzione di uova, spesso per giunta divenute inutilizzabili perché – per la non corretta alimentazione – non ottemperanti ai dettami delle certificazioni di qualità. Gli ordini non evasi nei confronti dei clienti hanno iniziato a far perdere quote di mercato e solidità al gruppo, aggravando la crisi.
(...)Una prima grave moria di capi ha colpito il gruppo già nel mese di giugno, con migliaia di capi morti di fame. La notizia, nota solo a parte dei dipendenti, è rimasta però nascosta tra i capannoni dell’azienda, perché denunciarla – agli occhi di lavoratori e sindacalisti – avrebbe significato far perdere il buon nome (e quindi mercato) al gruppo.
«Tutti quelli che stanno con le galline dicono che la situazione è degenerata da mesi», racconta un autotrasportatore che lavora per il gruppo e che ha chiesto di rimanere nell’anonimato. «Non ce la fanno più a pagare i fornitori e quindi non sanno più che cosa dargli da mangiare. Sono tantissime le galline che sono morte, molte a un certo punto hanno iniziato a mangiarsi a vicenda», afferma.
(...) Non è possibile quantificare in maniera definitiva il numero di capi morti tra una prima crisi dei mangimi avvenuta a giugno e una seconda, tutt’ora in corso. Secondo Fioretti della Cisl la moria di capi ha le proporzioni di una vera ecatombe, che «non è arrivata a dimezzare, ma ha ridotto notevolmente» il numero di capi (2 milioni). Parliamo quindi di decine, probabilmente centinaia di migliaia di esemplari. «Le galline stanno morendo e se non ci muoviamo subito rischiamo di perdere tutto», afferma il sindacalista senza mezzi termini.
Di fatto, quando gli allevamenti erano a regime, all’inizio dell’anno, la produzione superava abbondantemente il milione di uova al giorno mentre pochi giorni fa è precipitata a meno di 200mila uova. Al momento la produzione è stata del tutto interrotta, riferiscono i sindacati."
(Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/ovito#ixzz29RtIWR2h )
"Mancano le materie prime «Gli ordini ci sono… ci sono stati sempre. Solo che cominciano a tagliare, perché non abbiamo più le uova da consegnare, sinceramente», ammette Domenico Minciotti, uno dei lavoratori del gruppo. La mancanza di fondi ha innescato prima dell’estate un circolo vizioso. Per effetto della malnutrizione, le galline hanno ridotto la produzione di uova, spesso per giunta divenute inutilizzabili perché – per la non corretta alimentazione – non ottemperanti ai dettami delle certificazioni di qualità. Gli ordini non evasi nei confronti dei clienti hanno iniziato a far perdere quote di mercato e solidità al gruppo, aggravando la crisi.
(...)Una prima grave moria di capi ha colpito il gruppo già nel mese di giugno, con migliaia di capi morti di fame. La notizia, nota solo a parte dei dipendenti, è rimasta però nascosta tra i capannoni dell’azienda, perché denunciarla – agli occhi di lavoratori e sindacalisti – avrebbe significato far perdere il buon nome (e quindi mercato) al gruppo.
«Tutti quelli che stanno con le galline dicono che la situazione è degenerata da mesi», racconta un autotrasportatore che lavora per il gruppo e che ha chiesto di rimanere nell’anonimato. «Non ce la fanno più a pagare i fornitori e quindi non sanno più che cosa dargli da mangiare. Sono tantissime le galline che sono morte, molte a un certo punto hanno iniziato a mangiarsi a vicenda», afferma.
(...) Non è possibile quantificare in maniera definitiva il numero di capi morti tra una prima crisi dei mangimi avvenuta a giugno e una seconda, tutt’ora in corso. Secondo Fioretti della Cisl la moria di capi ha le proporzioni di una vera ecatombe, che «non è arrivata a dimezzare, ma ha ridotto notevolmente» il numero di capi (2 milioni). Parliamo quindi di decine, probabilmente centinaia di migliaia di esemplari. «Le galline stanno morendo e se non ci muoviamo subito rischiamo di perdere tutto», afferma il sindacalista senza mezzi termini.
Di fatto, quando gli allevamenti erano a regime, all’inizio dell’anno, la produzione superava abbondantemente il milione di uova al giorno mentre pochi giorni fa è precipitata a meno di 200mila uova. Al momento la produzione è stata del tutto interrotta, riferiscono i sindacati."
(Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/ovito#ixzz29RtIWR2h )
Friday, October 5, 2012
Scegliere le uova al supermercato
0-Uova biologiche
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’esterno, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto, mangime biologico.
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’esterno, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto, mangime biologico.
1-Uova da allevamento all’aperto
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’aperto, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto.
Cosa significa?
Accesso quotidiano all’aperto, spazio di almeno 2,5 metri quadrati per gallina, nidi, trespoli, lettiere, max 12 galline per metro quadrato al coperto.
2-Uova da allevamento a terra
Cosa significa?
Allevamento a terra senza gabbie ma in capannoni chiusi senza accesso all’esterno, max 12 galline per metro quadrato, nidi, trespoli, lettiere.
Cosa significa?
Allevamento a terra senza gabbie ma in capannoni chiusi senza accesso all’esterno, max 12 galline per metro quadrato, nidi, trespoli, lettiere.
3-Uova da allevamento in gabbia
Cosa significa?
Le galline in gabbia non hanno davvero una vita.
Cosa significa?
Le galline in gabbia non hanno davvero una vita.
La prossima volta che andiamo al supermercato con queste semplici regole tuteliamo la nostra salute e quella delle galline.
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Friday, September 21, 2012
OGM si, ogm no. La polemica e gli interessi
I giornali in Italia e in Europa sono tornati a parlare in questi giorni di Ogm, gli organismi geneticamente modificati, utilizzati in agricoltura per rendere più resitenti -con modificazioni genetiche dei semi- ortaggi e colture.
A sollevare la questione uno studio di un'equipe di scienziati francesi che hanno fatto una sperimentazione sugli animali (200 ratti) per stabilire che quelli alimentati con prodotti ogm hanno avuto tempi di vita più brevi.
"Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all'alimentazione del bestiame" (da Il Fatto Quotidiano, leggi tutto)
Queste le immagini del rapporto della sperimentazione, dal sito Le Nouvel Observateur:
La ricerca ha scatenato un'alzata di scudi di altri scienziati, che hanno accusato i ricercatori di essere "parziali".
"dopo la sua presentazione, dalla comunità scientifica è arrivato un muro di critiche sia agli autori che allo studio stesso. Gli accusatori non ci sono andati leggeri: Bill Chassy, dell'università dell'Illinois, ha dichiarato che «non si tratta affatto di un'innocente pubblicazione scientifica, ma di un evento mediatico orchestrato e ben programmato».
Anche il New Scientist scrive che «ci sono poche ragioni per ritenere affidabile questa ricerca»: il campione era infatti soltanto di 200 ratti, e con numeri così piccoli è molto facile incappare in errori, soprattutto se si già cosa cercare. Ed è quella di parzialità, alla fine, l'accusa più pesante che viene rivolta al gruppo francese." (da Linkiesta.it, leggi tutto)
Resta l'ennesima conferma di un argomento estremamente polarizzato, dove gli interessi in gioco sono mastodontici, da una parte e dall'altra, e vanno dai copyright sui semi del domani alla difesa della biodiversità.
OGM: Ogm, significa organismi geneticamente modificati. Vengono anche definiti organismi transgenici. Si tratta di animali e piante che hanno un patrimonio genetico artificiale ottenuto in laboratorio. In poche parole: il loro Dna, la molecola responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari contenuta nel nucleo di ogni cellula, non è quello che è stato definito attraverso un lungo cammino evolutivo. Contiene invece un frammento che è stato scelto, individuato e isolato da un ricercatore. Questo frammento in realtà non è nuovo, non è stato creato "su misura" e non è frutto di sintesi. (leggi tutto)
A sollevare la questione uno studio di un'equipe di scienziati francesi che hanno fatto una sperimentazione sugli animali (200 ratti) per stabilire che quelli alimentati con prodotti ogm hanno avuto tempi di vita più brevi.
"Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all'alimentazione del bestiame" (da Il Fatto Quotidiano, leggi tutto)
Queste le immagini del rapporto della sperimentazione, dal sito Le Nouvel Observateur:
La ricerca ha scatenato un'alzata di scudi di altri scienziati, che hanno accusato i ricercatori di essere "parziali".
"dopo la sua presentazione, dalla comunità scientifica è arrivato un muro di critiche sia agli autori che allo studio stesso. Gli accusatori non ci sono andati leggeri: Bill Chassy, dell'università dell'Illinois, ha dichiarato che «non si tratta affatto di un'innocente pubblicazione scientifica, ma di un evento mediatico orchestrato e ben programmato».
Anche il New Scientist scrive che «ci sono poche ragioni per ritenere affidabile questa ricerca»: il campione era infatti soltanto di 200 ratti, e con numeri così piccoli è molto facile incappare in errori, soprattutto se si già cosa cercare. Ed è quella di parzialità, alla fine, l'accusa più pesante che viene rivolta al gruppo francese." (da Linkiesta.it, leggi tutto)
Resta l'ennesima conferma di un argomento estremamente polarizzato, dove gli interessi in gioco sono mastodontici, da una parte e dall'altra, e vanno dai copyright sui semi del domani alla difesa della biodiversità.
OGM: Ogm, significa organismi geneticamente modificati. Vengono anche definiti organismi transgenici. Si tratta di animali e piante che hanno un patrimonio genetico artificiale ottenuto in laboratorio. In poche parole: il loro Dna, la molecola responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari contenuta nel nucleo di ogni cellula, non è quello che è stato definito attraverso un lungo cammino evolutivo. Contiene invece un frammento che è stato scelto, individuato e isolato da un ricercatore. Questo frammento in realtà non è nuovo, non è stato creato "su misura" e non è frutto di sintesi. (leggi tutto)
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Wednesday, September 5, 2012
WTB: Allevamenti intensivi: The Meatrix
Pillola rossa o pillola blu. A chi guarda la possibilità di scegliere se conoscere cosa si nasconde dietro il mondo "chiuso" ai consumatori della produzione industriale di carne.
(Altri video e info su http://www.themeatrix.com)
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Tuesday, August 28, 2012
WTB: Abitudini alimentari insostenibili
Una delle notizie più rimbalzate dal web oggi è quella -dal titolo furbo- di Repubblica secondo cui dal 2050 dovremo essere tutti vegetariani per non andare incontro a guerre e carestie.
L'articolo prende spunto da una ricerca di un gruppo di scienziati che ha quantificato il peso delle nostre abitudini alimentari, che già oggi non sarebbero (ovviamente?) sostenibili se fossero comuni non solo all'occidente, ma a tutta la popolazione mondiale.
Ecco un estratto de l'articolo di Enrico Franceschini di Repubblica:
"Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.
Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare? La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.
Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri" (leggi tutto l'articolo su Repubblica.it)
Qui l'articolo originale del Guardian e qui il link al rapporto del Stockholm International Water Institute
L'articolo prende spunto da una ricerca di un gruppo di scienziati che ha quantificato il peso delle nostre abitudini alimentari, che già oggi non sarebbero (ovviamente?) sostenibili se fossero comuni non solo all'occidente, ma a tutta la popolazione mondiale.
(Un allevamento intensivo - fonte Wikipedia)
Ecco un estratto de l'articolo di Enrico Franceschini di Repubblica:
"Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.
Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare? La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.
Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri" (leggi tutto l'articolo su Repubblica.it)
Qui l'articolo originale del Guardian e qui il link al rapporto del Stockholm International Water Institute
Tuesday, July 31, 2012
WTB: LA PRODUZIONE DI UOVA
Uova in batteria, a terra, in gabbia. Cambiano le definizioni, variano leggermente i “codici prodotto”, cambiano i packaging delle confezioni, ma non cambia la realtà che si cela dietro la produzione industriale di uova nel ventunesimo secolo.
Una realtà lontana dall’occhio delle telecamere e da quello dei “consumatori” che scelgono cosa comprare tra gli scaffali dei supermercati. Una realtà nascosta al buio di capannoni di periferia, dove migliaia animali ogni giorno non conoscono la luce del sole.
Un documento raro e prezioso dello smascheramento, che porta una telecamera a svelare cosa c’è dietro una confezione di uova.
Una realtà lontana dall’occhio delle telecamere e da quello dei “consumatori” che scelgono cosa comprare tra gli scaffali dei supermercati. Una realtà nascosta al buio di capannoni di periferia, dove migliaia animali ogni giorno non conoscono la luce del sole.
Un documento raro e prezioso dello smascheramento, che porta una telecamera a svelare cosa c’è dietro una confezione di uova.
Investigazione di NemesiAnimale
sulla ditta Bruzzese di Olgiate
Olona (VA), una delle principali produttrici di uova della regione
Lombardia, con 200.000 galline detenute nell'allevamento.
(leggi tutto sul sito di YouReporter)
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Tuesday, July 24, 2012
WTB: Parole chiare sulla VIVISEZIONE
Leggendo un articolo di Repubblica.it di Margherita D'Amico sul dibattito sulla vivisezione che ha interessato (finalmente?) le masse dopo il caso Green Hill e la campagna di un programma televisivo, sono alcune espressioni che lasciano pensare che dietro il dibattito "scienza/rispetto per degli esseri viventi" possano celarsi alcune forzature della realtà.
"NESSUNO scopo è così alto da giustificare metodi così indegni" disse Albert Einstein della vivisezione.
(i numeri) ...il numero degli esemplari utilizzati negli esperimenti è passato da 2.735.887 nel triennio 2004-2006 a 2.6003.671 fra il 2007 e il 2009, si registra però un notevole incremento delle autorizzazioni in deroga...
(gli scopi) "Oltre il 73 per cento degli animali è usato per gli studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria. Seguono i test per la produzione e controllo di qualità per prodotti e apparecchi (il 16%) e le indagini tossicologiche, le diagnosi di malattie e la formazione. È pure in aumento l'uso di animali vivi e poi soppressi a fini didattici" (Michela Kuan, responsabile del settore antivisezione della Lav).
(le ragioni) Le stime dell'Ufficio dei consumatori Ue (Beuc) riferiscono di 197 mila cittadini morti ogni anno a causa degli effetti indesiderati dei farmaci, mentre in Italia il numero di reazioni avverse ai soli antibiotici sarebbe pari a 1643, contro le 1303 del 2008.
(i numeri in Italia) "Secondo il ministero, gli stabulari italiani accolgono 550 mila topi, mille cani nel 2007 e 600 nel 2009, 3.500 maiali nel 2007 e 2.500 nel 2009, 30 mila pesci ora dimezzati: si usano gli zebra fish, facili da manipolare geneticamente", (Giuseppe Remuzzi, coordinatore della ricerca dell'istituto Mario Negri di Bergamo)
(il commento) ...L'obiezione alla vivisezione non si fonda solo sulle sevizie - maiali cui vengono lesionati i polmoni per effettuare lunghe respirazioni assistite prima di sopprimerli, impianti dentari inseriti sulle zampe dei conigli, cani cui sono strappati i denti, topi dalle zampe bruciate su piastre elettriche sono alcune delle pratiche descritte da un interessante dossier realizzato da Nemesi Animale riguardo gli stabulari lombardi....
"NESSUNO scopo è così alto da giustificare metodi così indegni" disse Albert Einstein della vivisezione.
(i numeri) ...il numero degli esemplari utilizzati negli esperimenti è passato da 2.735.887 nel triennio 2004-2006 a 2.6003.671 fra il 2007 e il 2009, si registra però un notevole incremento delle autorizzazioni in deroga...
(gli scopi) "Oltre il 73 per cento degli animali è usato per gli studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria. Seguono i test per la produzione e controllo di qualità per prodotti e apparecchi (il 16%) e le indagini tossicologiche, le diagnosi di malattie e la formazione. È pure in aumento l'uso di animali vivi e poi soppressi a fini didattici" (Michela Kuan, responsabile del settore antivisezione della Lav).
(le ragioni) Le stime dell'Ufficio dei consumatori Ue (Beuc) riferiscono di 197 mila cittadini morti ogni anno a causa degli effetti indesiderati dei farmaci, mentre in Italia il numero di reazioni avverse ai soli antibiotici sarebbe pari a 1643, contro le 1303 del 2008.
(i numeri in Italia) "Secondo il ministero, gli stabulari italiani accolgono 550 mila topi, mille cani nel 2007 e 600 nel 2009, 3.500 maiali nel 2007 e 2.500 nel 2009, 30 mila pesci ora dimezzati: si usano gli zebra fish, facili da manipolare geneticamente", (Giuseppe Remuzzi, coordinatore della ricerca dell'istituto Mario Negri di Bergamo)
(il commento) ...L'obiezione alla vivisezione non si fonda solo sulle sevizie - maiali cui vengono lesionati i polmoni per effettuare lunghe respirazioni assistite prima di sopprimerli, impianti dentari inseriti sulle zampe dei conigli, cani cui sono strappati i denti, topi dalle zampe bruciate su piastre elettriche sono alcune delle pratiche descritte da un interessante dossier realizzato da Nemesi Animale riguardo gli stabulari lombardi....
Leggi il dossier di Nemesi Animale sui laboratori in Lombardia
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Wednesday, July 18, 2012
WTB: CONSUMO DI TONNO - Sanrina Giannini, L'ultima mattanza
Cominciamo con una pietra miliare dello "smascheramento", il servizio di Sabrina Giannini di Report sulle origini del tonno da supermercato in "L'ultima mattanza".
"La pesca al tonno è l'ultima frontiera di una caccia ancora sfruttabile dall'industria. Ma proprio a causa del sempre più crescente consumo di tonno in scatola molte specie sono eccessivamente sfruttate.La storia del tonno in scatola e del tonno rosso del Mediterraneo, quasi in estinzione a causa dei giapponesi e della "moda" del sushi, sono il paradigma per capire quanto sia stupido l'uomo nel gestire le risorse del pianeta."
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