La carne bovina e di vitello è divenuta uno dei settori merceologici più performanti in Cina nel 2013, con un volume di crescita di oltre il 5 per cento che ha guidato la crescita complessiva del settore carni nel paese, che si è attestata al 3 per cento. Secondo i dati Euromonitor, tra il 2008 e il 2013 la carne bovina e di vitello sono state protagoniste di una crescita di oltre il 30 per cento, doppia rispetto alla crescita della carne di maiale e superiore del nove per cento rispetto a quella di pollo.
Secondo l'osservatorio Global Meat News, "la popolarità della carne bovina in Cina è stata foraggaita da diversi fattori. Prima di tutto, l'aspirazione dei consumatori della classe media Cinese di passare al consumo di carni più "prestigiose", come la carne bovina. Questa è infatti considerata di maggiore qualità della carne di maiale -che ad oggi ha un consumo otto volte maggiore nel paese- e più "salutare" e magra. Anche il fatto che maiale e pollame sono stati frequentemente al centro di scandali e malattie ha indubbiamente contribuito a solidificare la maggiore "appetibilità" della carne bovina in Cina.
In risposta a questo trend, secondo lo stesso osservatorio, dal 2008 al 2013 la produzione di carne bovina è cresciuta da 6 milioni di tonnellate a 7 milioni di tonnellate.
Monday, August 4, 2014
Saturday, May 31, 2014
Una persona su otto al mondo soffre la fame
Sono 842 milioni, ovvero un ottavo della popolazione mondiale, le persone che vivono in condizioni estreme di fame e povertà, secondo i dati diffusi lo scorso mercoledì in occasione della giornata mondiale contro la fame nel mondo dall'associazione inglese The Hunger Institute.
"La fame uccide più dell'AIDS, della malaria e della tubercolosi insieme. Milioni di donne, uomini e bambini muoiono ogni anno a causa della fame cronica. Almeno DUE milioni sono bambini".
Secondo l'associazione, solo il 10 per cento di questi casi sono dovuti a crisi i a emergenze di vario tipo (guerre, alluvioni, terremoti), mentre il restante 90 per cento è dovuto ad una situazione persistente di scarso accesso alle risorse, in particolare in Africa, Asia Meridionale e America Latina.
"La fame uccide più dell'AIDS, della malaria e della tubercolosi insieme. Milioni di donne, uomini e bambini muoiono ogni anno a causa della fame cronica. Almeno DUE milioni sono bambini".
Secondo l'associazione, solo il 10 per cento di questi casi sono dovuti a crisi i a emergenze di vario tipo (guerre, alluvioni, terremoti), mentre il restante 90 per cento è dovuto ad una situazione persistente di scarso accesso alle risorse, in particolare in Africa, Asia Meridionale e America Latina.
Monday, May 19, 2014
Tutti i numeri sulla sofisticazione della mozzarella di bufala in Italia
Nuove indagini portano a galla di continuo nuoveprove di un business legato al latte di bufala contraffatto o proveniente dall'Est Europa ed utilizzato in alcuni caseifici per la produzione di Mozzarella Dop.
Ecco alcuni numeri:
"Approfittando di alcuni dati inediti Istat sul latte bufalino consegnato ai caseifici in tutta Italia dal 2010 al 2012, possiamo dare una stima delle dimensioni della sofisticazione nella filiera del dop. Secondo i dati degli organismi ministeriali di controllo, elaborati da Ismea, nel 2012 sono state prodotte 37,122 tonnellate di mozzarella di bufala dop. Secondo quanto prescritto dallo stesso disciplinare, per fare 1 chilo di mozzarella devono essere tassativamente utilizzati 4 litri di latte bufalino (la media è di 4,2 litri). Il che vuol dire che solo gli 89 produttori appartenenti al consorzio dop devono aver utilizzato almeno 148,488 mila litri di latte bufalino. Secondo l’Istat, in Italia nello stesso anno sono stati consegnati a tutti i caseifici (sia dop che non dop, per la produzione di mozzarella o di altri prodotti come la ricotta, la provola affumicata, lo yogurt, ecc.) 186,849 litri di latte bufalino complessivamente. Di questi, dall’area dop vengono 179,522 litri.
Un quantitativo in grado di soddisfare tutta la domanda dei caseifici dop, non fosse che questo dato include anche il latte consegnato agli altri circa 160 caseifici di piccole e grandi dimensioni, non appartenenti al consorzio, che producono mozzarella di bufala nella sola Campania. Una quantità di produttori che, pur considerando una minore presenza nella grande distribuzione, potrebbero produrre ipoteticamente dalle 20 alle 30mila tonnellate annue, ovvero utilizzare come minimo altri 80mila litri di latte bufalino (in questo caso il rapporto 4 litri per 1 chilo può essere relativamente più flessibile). Lasciando ombre e interrogativi sull’origine di almeno 40mila litri di latte necessari alla produzione totale."
Leggi l'articolo integrale su Linkiesta: http://www.linkiesta.it/mozzarella-bufala-sofisticazione
Ecco alcuni numeri:
"Approfittando di alcuni dati inediti Istat sul latte bufalino consegnato ai caseifici in tutta Italia dal 2010 al 2012, possiamo dare una stima delle dimensioni della sofisticazione nella filiera del dop. Secondo i dati degli organismi ministeriali di controllo, elaborati da Ismea, nel 2012 sono state prodotte 37,122 tonnellate di mozzarella di bufala dop. Secondo quanto prescritto dallo stesso disciplinare, per fare 1 chilo di mozzarella devono essere tassativamente utilizzati 4 litri di latte bufalino (la media è di 4,2 litri). Il che vuol dire che solo gli 89 produttori appartenenti al consorzio dop devono aver utilizzato almeno 148,488 mila litri di latte bufalino. Secondo l’Istat, in Italia nello stesso anno sono stati consegnati a tutti i caseifici (sia dop che non dop, per la produzione di mozzarella o di altri prodotti come la ricotta, la provola affumicata, lo yogurt, ecc.) 186,849 litri di latte bufalino complessivamente. Di questi, dall’area dop vengono 179,522 litri.
Un quantitativo in grado di soddisfare tutta la domanda dei caseifici dop, non fosse che questo dato include anche il latte consegnato agli altri circa 160 caseifici di piccole e grandi dimensioni, non appartenenti al consorzio, che producono mozzarella di bufala nella sola Campania. Una quantità di produttori che, pur considerando una minore presenza nella grande distribuzione, potrebbero produrre ipoteticamente dalle 20 alle 30mila tonnellate annue, ovvero utilizzare come minimo altri 80mila litri di latte bufalino (in questo caso il rapporto 4 litri per 1 chilo può essere relativamente più flessibile). Lasciando ombre e interrogativi sull’origine di almeno 40mila litri di latte necessari alla produzione totale."
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Tuesday, May 13, 2014
Come il marketing promuove la carne e i prodotti di origine animale
"Il potere dell'ignoranza volontaria non ha limiti". In questo video dagli incontri digitali eTalks, un'esperta di marketing spiega su quali leve si basa il meccanismo del marketing che permette all'industria animale di vendere prodotti di filiera industriale sotto le fantasiose spoglie di "consigliato dal macellaio" o "100 per cento naturale".
Il video, nella versione promossa dal movimento Compassion in World Farming (ENG):
Il video, nella versione promossa dal movimento Compassion in World Farming (ENG):
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Thursday, May 8, 2014
Arance di Sicilia IGP. Dal produttore al consumatore, rincari del 10.000 per cento
Un esempio piuttosto sorprendente di come il passaggi di filiera possano danneggiare i produttori locali, che lavorano la terra, e favorire la piccola, media e soprattutto grande distribuzione, ponendo le basi per prezzi insostenibili di produzione e quindi sofisticazione, prodotti importati dall'estero e via dicendo.
Secondo un inchiesta del quotidiano La Sicilia, le Arance Rosse di Sicilia IGP sono acquistate in campagna a 0,15 euro al chilo e vendute al prezzo finale di 3 euro per una spremuta (in bicchiere da circa 20 cl) in Autogrill, con un ricarico del 10.000%.
«È necessario verificare e controllare cosa succede in tutti i passaggi ed ottenere accordi equi nell'interesse dei produttori e consumatori. Sono anni che questa forbice pesa sui nostri agrumicoltori costretti a svendere il prodotto che invece potrebbe servire proprio per incentivare il consumo di spremute», sostengono il presidente e il direttore della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. La richiesta dei rappresentanti dei produttori: «Bisogna incentivare il consumo di spremute a prezzi equi perché sono evidenti le speculazioni nell'ambito della filiera agrumicola».
Secondo un inchiesta del quotidiano La Sicilia, le Arance Rosse di Sicilia IGP sono acquistate in campagna a 0,15 euro al chilo e vendute al prezzo finale di 3 euro per una spremuta (in bicchiere da circa 20 cl) in Autogrill, con un ricarico del 10.000%.
«È necessario verificare e controllare cosa succede in tutti i passaggi ed ottenere accordi equi nell'interesse dei produttori e consumatori. Sono anni che questa forbice pesa sui nostri agrumicoltori costretti a svendere il prodotto che invece potrebbe servire proprio per incentivare il consumo di spremute», sostengono il presidente e il direttore della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. La richiesta dei rappresentanti dei produttori: «Bisogna incentivare il consumo di spremute a prezzi equi perché sono evidenti le speculazioni nell'ambito della filiera agrumicola».
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Monday, April 28, 2014
Rana Plaza: ecco i marchi che producevano nello stabilimento killer
"È trascorso un anno dal crollo del Rana Plaza in Bangladesh - edificio di otto piani che ospitava aziende fornitrici di molte multinazionali del tessile - che
ha seppellito 1.138 persone e ne ha lasciate ferite oltre duemila.
Dodici mesi dopo, ancora non sono stati stanziati adeguati risarcimenti.
(...)
La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.
Leggi l'articolo integrale sul notiziario del Redattore Sociale a Vai all'articolo integrale.
(...)
La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.
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Thursday, April 10, 2014
Ngo, villaggi e multinazionali: confronto serrato tra industria dell'olio di palma e sopravvivenza in Nigeria
Friends of Earth Nigeria ha messo in guardia lo stato regionale dell'Edo dal perseguire il progetto di locazione di oltre 410mila ettari di foresta, attualmente a disposizione di alcune comunità locali, ad un gruppo di multinazionali, senza alcun consenso dalle comunità la cui sopravvivenza attualmente dipende da questi territori.
Le multinazionali coinvolte, che andrebbero a trarre beneficio dall'accordo, sono la Okomu Oil Palm Plc (parte del Socfin Group), che ha già nel suo portafoglio oltre 30mila ettari dedicati all'espansione di coltivazione di olio di palma, il Dangote Group, che dovrebbe ottenere 50mila ettari da dedicare alla produzione di riso, e la United Food Industries Ltd, parte dell'indonesiano Salim Group, che dovrà prendere possesso di altri 60mila ettari. Il Salim Group ha alle spalle una lunga serie di operazioni che hanno comportato situazioni di conflitto con le comunità locali in diverse aree in cui opera, in particolare in Indonesia ed in alcune zone dell'Africa.
(Articolo di Friends of Earth / Era, pubblicato su Farmlandgrab.org. Leggi tutto su http://farmlandgrab.org/post/view/23364 ENG)
Le multinazionali coinvolte, che andrebbero a trarre beneficio dall'accordo, sono la Okomu Oil Palm Plc (parte del Socfin Group), che ha già nel suo portafoglio oltre 30mila ettari dedicati all'espansione di coltivazione di olio di palma, il Dangote Group, che dovrebbe ottenere 50mila ettari da dedicare alla produzione di riso, e la United Food Industries Ltd, parte dell'indonesiano Salim Group, che dovrà prendere possesso di altri 60mila ettari. Il Salim Group ha alle spalle una lunga serie di operazioni che hanno comportato situazioni di conflitto con le comunità locali in diverse aree in cui opera, in particolare in Indonesia ed in alcune zone dell'Africa.
(Articolo di Friends of Earth / Era, pubblicato su Farmlandgrab.org. Leggi tutto su http://farmlandgrab.org/post/view/23364 ENG)
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