Tuesday, March 1, 2016

Non solo sicurezza alimentare: ogm e la questione del libero accesso al cibo

La questione degli #ogm non è un discorso che non riguarda solo la salute e la sicurezza nel piatto.
Quello dell'utilizzo della genetica in agricoltura è un argomento estremamente ideologizzato, dove il mondo della scienza, quella vera, si è sentito spesso messo all'angolo dall'opinione pubblica, a sua volta legittimamente spaventata da quello che è successo nel mondo, quando gli #ogm sono stati uno strumento per privatizzare e rendere una risorsa l'accesso al cibo, la libertà delle sementi.

Questi i termini della questione, secondo un articolo di Andrea Capocci su Galileonet.it: "Negli ultimi trent’anni, l’innovazione in campo agricolo ha progressivamente adottato le norme sulla proprietà intellettuale vigenti in ambito tecnologico. Oggi, una nuova qualità di frutta o di verdura vale quanto un nuovo smartphone ed entrambi vengono premiati con un brevetto. La possibilità di brevettare nuove specie di piante o proprietà benefiche di colture già note è uno degli aspetti più controversi dell’internazionalizzazione dei mercati".



"L’impatto dei brevetti sull’agricoltura - scrive ancora Capocci- non riguarda solo i piccoli coltivatori dei paesi poveri. Anche i contadini indipendenti dei paesi più sviluppati subiscono gli effetti della proprietà intellettuale, da quando alcune delle colture più diffuse al mondo (il 93% della soja, l’88% del cotone, l’86% del granturco) sono Ogm brevettati. Tre sole aziende (Monsanto, Dupont e Syngenta) controllano infatti oltre la metà del mercato mondiale delle sementi, grazie alla vendita di tali varietà".

"In alcuni casi, il Dna delle piante è stato modificato per renderle resistenti agli erbicidi, che così possono essere utilizzati in dosi massicce senza danneggiare le stesse colture. Così, però, si stanno sviluppando rapidamente specie resistenti alle sostanze impiegate, che necessitano di dosi di erbicida ancor più pesanti con danni sull’ambiente e sulla salute di chi lavora i campi o si nutre dei suoi prodotti. In altri casi, le piante sono state messe in grado di produrre una tossina che uccide gli insetti che se ne nutrono, con alterazioni all’ecosistema che stanno provocando la scomparsa di alcune specie di insetti. Ottenere evidenze scientifiche sull’impatto degli Ogm è però molto complicato, in quanto le restrizioni brevettuali impediscono anche agli istituti di ricerca indipendenti di effettuare analisi in totale libertà".

(Fonte: Ogm: la Corte Suprema Usa dà ragione a Monsanto, Sapere)

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Questa inchiesta rivela, tra le altre cose, come gli ogm anche in Italia siano predominanti come materia prima dei mangimi:

Ecco come viene superato il divieto sugli Ogm in Italia: viaggio nell’industria dei mangimi (Corriere.it)


Qui la decisione del 2015 dell'Europa di non permettere ai singoli stati UE di proibire l'import di prodotti ogm:

No al “fai da te” sugli Ogm per i governi europei (LaStampa.it)

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Il documentario "Behind the label" racconta gli "effetti collaterali" dell'avvento delle sementi ogm in India per la coltivazione del cotone.
"Chi controlla i semi controlla tutto", afferma nel documentario Tiruvadi Jadagisan, ex direttore di Monsanto India. "L'agricoltura indiana è totalmente controllata".



Monday, August 31, 2015

McDonald's, cosa c'è nei McNuggets di pollo fritto?

Un'investigazione dell'associazione animalista statunitense "Mercy for Animals" ha sollevato una questione sull'origine della carne di pollo utilizzata da McDonald's per produrre i McNuggets, proprio mentre la multinazionale dei fast food stava portando avanti una campagna globale sulla trasparenza dei suoi prodotti.

Secondo quanto riportato dai media a stelle e strisce, un esponente dell'associazione ha realizzato il filmato di denuncia addirittura facendosi assumere dall'allevamento in questione, mettendosi nella posizione di girare indisturbato materiale raro dall'interno degli allevamenti.

Il video è stato realizzato dentro un allevamento della Tyson Food, una delle più grandi multinazionali della carne al mondo, che fornisce McDonald's, in Tennessee, USA. Il video mostra animali allevati intensivamente, vittime di sistematici maltrattamenti, tra cui l'uccisione attraverso l'uso di mazze chiodate.

Secondo alcuni media specializzati nel settore carni, la denuncia avrebbe costretto la Tyson a chiudere ogni rapporto con l'allevamento in questione, creando però forti critiche nel Paese nei confronti dell'azienda e della celebre catena di fast food.


Tuesday, May 19, 2015

Aumentano i casi di influenza aviaria nel mondo

I critici degli allevamenti intensivi di pollame parlano di queste industrie come di "officine" di virus e malattie.

L'industria sta effettivamente incontrando nelle ultime settimane un aumento vertiginoso di casi di aviaria, in particolare negli stabilimenti statunitensi. Secondo un recente report stilato dal dipartimento inglese per l'alimentazione e le questioni rurali, negli ultimi mesi sarebbero stati 156 i casi di aviaria in diversi stati americani.

Altri focolai sono stati registrati in Canada, Russia, Turchia, Israele, nella striscia di Gaza, in Nigeria e in Burkina Faso. Il rapporto specifica che non è ancora chiaro se ci sia un nesso tra i casi in aumento di aviaria. 

(La schiuma è una delle tecniche utilizzate in alevamenti intensivi per uccidere gli esemplari di una batteria di polli contaminata da aviaria. L'immagine è tratta da un video realizzato da una associazione israeliana per i diritti animali)

Wednesday, May 13, 2015

Aumenta la produzione globale di carne nel 2015. In particolare suini e pollame

La produzione globale di carne è destinata ad aumentare nel 2015 dell'1,3%, a 318,7 milioni di tonnellate annue.

I dati sono della Fao, che spiega come la crescita sia trainata prevalentemente dalla produzione di pollame e suini.

I mercati maggiormente in espansione, spiega ancora il rapporto biennale della Fao, sono quello cinese, quello europeo, quello americano e quello brasiliano, con la produzione e il consumo di carne di maiale che crescono con il ritmo più serrato.

La carne di maiale avrà nel 2015 un aumento di produzione dell'1,9 per cento, a 119,4 milioni di tonnellate annue. Poco distante la crescita di pollame, che aumenterà quest'anno dell'1,4 per cento rispetto l'anno scorso, arrivando a 111,8 milioni di tonnellate ogni anno.

Il consumo di carne ovina è destinato ad aumentare dello 0,8 per cento a 14 milioni di tonnellate. Quello della carne bovina dello 0,2, a 67,9 milioni di tonnellate.


Tuesday, April 14, 2015

Mc Donald's, campagne marketing per ripristinare la reputazione perduta



Due allevamenti bovini a conduzione familiare sono i protagonisti di alcuni film e materiali di marketing prodotti da Mc Donald's Giappone, "per raccontare la storia dei verdi allevamenti di carne bovina in Australia" e calmare le perplessità crescenti tra i consumatori.

Mc Donald's Giappone è uno dei principali clienti per l'industria della carne bovina australiana. La società ha realizzato questo materiale video per ripristinare la sua immagine, recentemente messa in discussione in Giappone.

I video mostrano i pascoli della famiglia Corrigan, che alleva una razza di Angus, sottolineando i principi di tracciabilità del sistema bovino australiano.

Il progetto fa parte di uno sforzo di Mc Donald's di ripristinare la sua immagine, fortemente colpita lo scorso anno in Estremo Oriente, quando i media rivelarono uno scandalo legato a dei problemi di sicurezza alimentare per uno dei fornitori di pollame.

Secondo Miwa Yamamoto, "la nostra priorità è quella di riconquistare la fiducia dei consumatori nella qualità dei nostri prodotti, tra cui la carne bovina è uno dei principali".

"Per questo abbiamo prodotto una comunicazione molto coinvolgente per i consumatori sulla qualità dei nostri prodotti, grazie anche all'aiuto dei produttori, trasformatori e della Meat & Livestock Australia".

Leggi l'articolo integrale (ENG):
http://www.globalmeatnews.com/Industry-Markets/McDonald-s-Japan-underlines-beef-quality/?utm_source=newsletter_daily&utm_medium=email&utm_campaign=13-Apr-2015&c=FbOIcYa4C2GJ3smdHMrX0vkoq7cximuW

Tuesday, March 17, 2015

La società civile contro la Banca Mondiale e il suo summit su "terra e povertà"

Ogni primavera, negli ultimi 15 anni, la Banca Mondiale ha organizzato la "Conferenza su terra e povertà", facendo incontrare multinazionali, governi e gruppi della società civile. L'obbiettivo è di discutere "come migliorare la gestione della terra". (...)



"Ma la vera domanda è quali interessi la Banca Mondiale ha a cuore davvero. Mentre da un lato spende tempo e denaro in quantità per mostrarsi paladina della povertà, la Banca Mondiale adotta una serie di politiche e iniziative che suggeriscono una realtà molto diversa", sostiene Anuradha Mittal dell'associazione statunitense Oakland Institute.

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L'articolo integrale, firmato Oakland Institute:

Oakland, CA — Every spring for the last fifteen years, the World Bank has organized the “Conference on Land and Poverty,” which brings together corporations, governments and civil society groups. The aim is ostensibly to discuss how to “improve land governance.”
Whereas the 16th conference will take place in Washington D.C. from March 23 to 27, hundreds of civil society organizations are denouncing the World Bank’s role in global land grabs and its deceitful leadership on land issues.

“The big question is whose interests the World Bank really serves. While they spend considerable time and money painting themselves as champions of the poor, the Bank has a battery of practices and policies that suggest a very different truth,” said Anuradha Mittal of the Oakland Institute.

Mittal points to the hypocrisy of the Bank’s claims to be interested in “securing farmers’ access to land” by highlighting that around the world, local communities face forced evictions and human rights abuses linked to Bank-financed projects as documented in recent years in Uganda, Honduras, and Cambodia. Just last year, the Bank created a $350 million facility to cover the risks of investments made by the Silverlands Fund, a private equity fund that has been accused of financing land grabs.

“If you look behind many of the recent land deals, you will find World Bank policies that enable investors to come in with projects that promise benefits to communities but don’t follow through. We can keep going after each corporation and investment group but it would be more effective if the Bank stopped paving the way for what has become the systematic exploitation of land and people,” said Mittal.

“We refuse to legitimize the World Bank and their corporate overlords by being a part of these meetings. The conference is simply a distraction and decoy to feign dialogue with civil society. The Bank promotes a Western model of private ownership of local resources with blind faith in the twisted logic of trickle down wealth and dehumanized markets,” said Alnoor Ladha of The Rules.

The Our Land Our Business campaign has been critical of the World Bank’s Doing Business report and accompanying advisory services. Through these, the Bank uses its financial and political might to force countries to adopt “business-friendly” reforms, which create conditions that make it as easy as possible for agribusiness corporations to get access to developing countries’ land and natural resources.
Sustained access to land is a prerequisite to ensure livelihood support for family farmers and pastoralists, who currently produce up to 80 percent of the food and farm 80 percent of the land in Asia and Sub-Saharan Africa. “This is threatened by the Bank’s vision of land as a market commodity and by its agency to enable corporations’ exploitation of natural resources. It is time for a shift in power away from so-called 'development' bankers back to the world’s majority,” said Alnoor Ladha.
For more information, please see the Stop #landrights Fraud action page, Statement, and Thunderclap campaign.

Thursday, October 9, 2014

E' giusto che un biscotto costi così tanto? La questione Olio di Palma in un video Rai Expo

Quanto costa produrre Olio di Palma? "In poco più di vent'anni sono sparite oltre 12 milioni di ettari di foresta pluviale. (...) Tutto per produrre 50 milioni l'anno di olio di palma: un olio molto economico", che compone circa il 70 per cento della dicitura 'olii vegetali' che si può trovare quasi in tutti i prodotti industriali: cioccolata, dolci, caramelle, salsa, merendine, persino nei biscotti della colazione. E' giusto che un biscotto costi così tanto? Se lo chiede questo esauriente video siglato Rai Expo.


Friday, September 12, 2014

Ttip, il futuro del cibo in Europa nelle mani delle lobby?

Si scrive TTIP, si legge "Transatlantic Trade and Investment Partnershi", e si tratta dell'accordo di libero scambio che da ormai da più di un anno Europa e Stati Uniti stanno contrattando, con lo scopo di intensificare gli scambi commerciali e quindi aumentare l'export in entrambe le sponde dell'Atlantico.

"Aiutiamo piccole aziende, dando nuove opportunità ad imprese come la tua", si legge sul sito dell'Unione Europea che promuove il trattato.

Il TTIP come è noto è però anche al centro di aspre polemiche di associazioni per la tutela dei consumatori e di altre ambientaliste per vari fronti. Il gruppo di Ong che si occupa di salute e che si riunisce sotto la sigla Epha (European Public Health Alliance) ad esempio monitora da mesi tutte le notizie pubblicate dai media di tutto il mondo sullo stato di avanzamento delle trattative. Il timore è che con l'abbassamento delle barriere tariffarie (dazi) e non tariffarie (regolamenti a tutela di cittadini e consumatori), dietro il trattato possa celarsi una serie di liberalizzazioni potenzialmente minacciose per la salute, come -ad esempio- quella sugli Ogm, fino ad oggi sostanzialmente vietati in Europa e diffusi in America.

E' proprio il campo alimentare quello più delicato ed esposto alle nuove "liberalizzazioni", che potrebbero portare in Europa carni e altri prodotti di origine animale provenienti da allevamenti con standard piuttosto diversi e colture transgeniche.

Come ogni dibattito controverso che riguardi questo tipo di tematiche in Europa, anche per il TTIP giocano un ruolo fondamentale le lobby.

Secondo un articolo del giornale online di Legambiente "La Nuova Ecologia",

Su 560 incontri diplomatici – è descritto nel rapporto Who lobbies most on Ttip? – il 92% ha visto come interlocutori del dipartimento per il Commercio della Commissione rappresentanti del mondo del business. Solo nel 4% dei casi dall’altra parte della scrivania si sono seduti gruppi di pressione che difendono l’interesse pubblico. In sostanza, il dipartimento per il Commercio sta scrivendo il trattato a quattro mani con i lobbisti delle multinazionali, tenendo fuori dai giochi le organizzazioni che hanno a cuore le sorti della cittadinanza. Le conseguenze possono essere preoccupanti: basti pensare che nessun settore ha fatto pressioni quanto quello agricolo, con il rischio di aprire i confini europei a semi geneticamente manipolati e animali provenienti da allevamenti intensivi.


 

Monday, August 4, 2014

Effetto benessere, consumo di carne bovina in crescita vertiginosa in Cina

La carne bovina e di vitello è divenuta uno dei settori merceologici più performanti in Cina nel 2013, con un volume di crescita di oltre il 5 per cento che ha guidato la crescita complessiva del settore carni nel paese, che si è attestata al 3 per cento. Secondo i dati Euromonitor, tra il 2008 e il 2013 la carne bovina e di vitello sono state protagoniste di una crescita di oltre il 30 per cento, doppia rispetto alla crescita della carne di maiale e superiore del nove per cento rispetto a quella di pollo.

Secondo l'osservatorio Global Meat News, "la popolarità della carne bovina in Cina è stata foraggaita da diversi fattori. Prima di tutto, l'aspirazione dei consumatori della classe media Cinese di passare al consumo di carni più "prestigiose", come la carne bovina. Questa è infatti considerata di maggiore qualità della carne di maiale -che ad oggi ha un consumo otto volte maggiore nel paese- e più "salutare" e magra. Anche il fatto che maiale e pollame sono stati frequentemente al centro di scandali e malattie ha indubbiamente contribuito a solidificare la maggiore "appetibilità" della carne bovina in Cina.

In risposta a questo trend, secondo lo stesso osservatorio, dal 2008 al 2013 la produzione di carne bovina è cresciuta da 6 milioni di tonnellate a 7 milioni di tonnellate.


Saturday, May 31, 2014

Una persona su otto al mondo soffre la fame

Sono 842 milioni, ovvero un ottavo della popolazione mondiale, le persone che vivono in condizioni estreme di fame e povertà, secondo i dati diffusi lo scorso mercoledì in occasione della giornata mondiale contro la fame nel mondo dall'associazione inglese The Hunger Institute.

"La fame uccide più dell'AIDS, della malaria e della tubercolosi insieme. Milioni di donne, uomini e bambini muoiono ogni anno a causa della fame cronica. Almeno DUE milioni sono bambini".

Secondo l'associazione, solo il 10 per cento di questi casi sono dovuti a crisi i a emergenze di vario tipo (guerre, alluvioni, terremoti), mentre il restante 90 per cento è dovuto ad una situazione persistente di scarso accesso alle risorse, in particolare in Africa, Asia Meridionale e America Latina.

Monday, May 19, 2014

Tutti i numeri sulla sofisticazione della mozzarella di bufala in Italia

Nuove indagini portano a galla di continuo nuoveprove di un business legato al latte di bufala contraffatto o proveniente dall'Est Europa ed utilizzato in alcuni caseifici per la produzione di Mozzarella Dop.

Ecco alcuni numeri:

"Approfittando di alcuni dati inediti Istat sul latte bufalino consegnato ai caseifici in tutta Italia dal 2010 al 2012, possiamo dare una stima delle dimensioni della sofisticazione nella filiera del dop. Secondo i dati degli organismi ministeriali di controllo, elaborati da Ismea, nel 2012 sono state prodotte 37,122 tonnellate di mozzarella di bufala dop. Secondo quanto prescritto dallo stesso disciplinare, per fare 1 chilo di mozzarella devono essere tassativamente utilizzati 4 litri di latte bufalino (la media è di 4,2 litri). Il che vuol dire che solo gli 89 produttori appartenenti al consorzio dop devono aver utilizzato almeno 148,488 mila litri di latte bufalino. Secondo l’Istat, in Italia nello stesso anno sono stati consegnati a tutti i caseifici (sia dop che non dop, per la produzione di mozzarella o di altri prodotti come la ricotta, la provola affumicata, lo yogurt, ecc.) 186,849 litri di latte bufalino complessivamente. Di questi, dall’area dop vengono 179,522 litri.

Un quantitativo in grado di soddisfare tutta la domanda dei caseifici dop, non fosse che questo dato include anche il latte consegnato agli altri circa 160 caseifici di piccole e grandi dimensioni, non appartenenti al consorzio, che producono mozzarella di bufala nella sola Campania. Una quantità di produttori che, pur considerando una minore presenza nella grande distribuzione, potrebbero produrre ipoteticamente dalle 20 alle 30mila tonnellate annue, ovvero utilizzare come minimo altri 80mila litri di latte bufalino (in questo caso il rapporto 4 litri per 1 chilo può essere relativamente più flessibile). Lasciando ombre e interrogativi sull’origine di almeno 40mila litri di latte necessari alla produzione totale."

Leggi l'articolo integrale su Linkiesta: http://www.linkiesta.it/mozzarella-bufala-sofisticazione

Tuesday, May 13, 2014

Come il marketing promuove la carne e i prodotti di origine animale

"Il potere dell'ignoranza volontaria non ha limiti". In questo video dagli incontri digitali eTalks, un'esperta di marketing spiega su quali leve si basa il meccanismo del marketing che permette all'industria animale di vendere prodotti di filiera industriale sotto le fantasiose spoglie di "consigliato dal macellaio" o "100 per cento naturale".

Il video, nella versione promossa dal movimento Compassion in World Farming (ENG):


Thursday, May 8, 2014

Arance di Sicilia IGP. Dal produttore al consumatore, rincari del 10.000 per cento

Un esempio piuttosto sorprendente di come il passaggi di filiera possano danneggiare i produttori locali, che lavorano la terra, e favorire la piccola, media e soprattutto grande distribuzione, ponendo le basi per prezzi insostenibili di produzione e quindi sofisticazione, prodotti importati dall'estero e via dicendo.

Secondo un inchiesta del quotidiano La Sicilia, le Arance Rosse di Sicilia IGP sono acquistate in campagna  a 0,15 euro al chilo e vendute al prezzo finale di 3 euro per una spremuta (in bicchiere da circa 20 cl) in Autogrill, con un ricarico del 10.000%.

«È necessario verificare e controllare cosa succede in tutti i passaggi ed ottenere accordi equi nell'interesse dei produttori e consumatori. Sono anni che questa forbice pesa sui nostri agrumicoltori costretti a svendere il prodotto che invece potrebbe servire proprio per incentivare il consumo di spremute», sostengono il presidente e il direttore della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. La richiesta dei rappresentanti dei produttori: «Bisogna incentivare il consumo di spremute a prezzi equi perché sono evidenti le speculazioni nell'ambito della filiera agrumicola».

Monday, April 28, 2014

Rana Plaza: ecco i marchi che producevano nello stabilimento killer

"È trascorso un anno dal crollo del Rana Plaza in Bangladesh - edificio di otto piani che ospitava aziende fornitrici di molte multinazionali del tessile - che ha seppellito 1.138 persone e ne ha lasciate ferite oltre duemila. Dodici mesi dopo, ancora non sono stati stanziati adeguati risarcimenti.

(...)

La richiesta è che i marchi che ancora si rifiutano di contribuire al fondo facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Non solo le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee, ma anche Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman). Tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima. 

Leggi l'articolo integrale sul notiziario del Redattore Sociale a Vai all'articolo integrale.

Thursday, April 10, 2014

Ngo, villaggi e multinazionali: confronto serrato tra industria dell'olio di palma e sopravvivenza in Nigeria

Friends of Earth Nigeria ha messo in guardia lo stato regionale dell'Edo dal perseguire il progetto di locazione di oltre 410mila ettari di foresta, attualmente a disposizione di alcune comunità locali, ad un gruppo di multinazionali, senza alcun consenso dalle comunità la cui sopravvivenza attualmente dipende da questi territori.

 Le multinazionali coinvolte, che andrebbero a trarre beneficio dall'accordo, sono la Okomu Oil Palm Plc (parte del Socfin Group), che ha già nel suo portafoglio oltre 30mila ettari dedicati all'espansione di coltivazione di olio di palma, il Dangote Group, che dovrebbe ottenere 50mila ettari da dedicare alla produzione di riso, e la United Food Industries Ltd, parte dell'indonesiano Salim Group, che dovrà prendere possesso di altri 60mila ettari. Il Salim Group ha alle spalle una lunga serie di operazioni che hanno comportato situazioni di conflitto con le comunità locali in diverse aree in cui opera, in particolare in Indonesia ed in alcune zone dell'Africa.



(Articolo di Friends  of Earth / Era, pubblicato su Farmlandgrab.org. Leggi tutto su http://farmlandgrab.org/post/view/23364 ENG)


Thursday, March 27, 2014

Cina e Olanda, accordo record tra colossi dell'agroindustria

Un'accordo record tra una corporazione cinese e un colosso olandese dell'agribusiness segna un nuovo, sostanziale, passo dell'economia cinese nel settore agroalimentare europeo.

"La cinese COFCO Corp.e l'olandese Nidera hanno firmato il 23 marzo un accordo con il quale la COFCO rileva il 51% di Nidera e avvia una cooperazione strategica tra i due colossi dell'agrindustria. Si tratta del più grande accordo di cooperazione mai siglato tra due imprese di questi paesi, raggiunto proprio durante la prima visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Olanda.

(...) L'accordo segna anche la più grande acquisizione internazionale nella storia dell'agroindustria cinese. COFCO e Nidera apriranno dei canali e sistemi di cooperazione in ambiti come il mercato dei seminativi.

(...) La soia, il grano e il granturco sono i principali asset trattati da Nidera. Grazie al possesso di un ricco bacino di seminativi e di materiale genetico, la Nidera ha sviluppato partnership con realtà agricole di tutto il mondo, fornendo semi, fertilizzante e prodotti agricoli chimici. Dal dicembre 2013, Nidera vanta 62 filiali e oltre 3700 dipendenti, facendo import export in almeno 18 paesi.

L'articolo completo su: http://farmlandgrab.org/post/view/23309


Thursday, March 20, 2014

Il land grabbing secondo i traders e i grandi investitori Europei

"Carl Heinrich Bruhn è un uomo d'affari tedesco, che ha speso la sua carriera nell'ndustria agroalimentare europea.

Nel 2011 ha fondato una sua azienda, la Amatheon Agri. La società è riuscita ad attrarre rapidamente imprenditori di alto profilo, come l'ex dirigente di Unilever Africa Frank Breaken, che ha preso l'incarico di responsabile investimenti (CIO)

L'azienda tedesca ha già investito €30m in progetti agricoli in Zambia e Uganda, e prevede di spenderne altri €350m nei prossimi due anni in altri stati Africani, come il Ghana e il Mozambico.

Il primo investimento della società è stato in Zambia, dove ha acquistato oltre 30,000 ettari di terra, collocati a 200 km a ovest della capitale Lusaka.

Qui l'Amatheon coltiva soia, mais e grano, mentre sta rapidamente espendendo l'attività sulla zootecnia.

(Leggi l'articolo originale su http://farmlandgrab.org/post/view/23286#sthash.E1d0CbBn.dpuf ENG)

Tuesday, March 18, 2014

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, 20 anni dopo

"I taccuini su cui Ilaria aveva preso degli appunti, per esempio. In uno c'erano scritte molte cose: i 1400 miliardi di lire della Cooperazione italiana; la strada Garore-Bosaso, fatta sempre dalla nostra Cooperazione; il nome di Mugne, l'armatore di una flottiglia italo-somala; quello di Marocchino, l'imprenditore che gestiva l'approvvigionamento delle nostre truppe. Ilaria indagava sul traffico di rifiuti e cercava risposte sullo scandalo che coinvolgeva il nostro ministero degli Esteri, quello della Difesa, i nostri Servizi, le società coinvolte nello scambio armi-rifiuti. Noi fomentavamo una guerra che eravamo andati a placare. Lo scandalo era enorme. Soprattutto in quell'epoca. Oggi siamo abituati a tutto...".
 
"Mia figlia era stata per sette volte in Somalia. Aveva chiesto di restare ancora qualche giorno. Voleva andare al sud, a Kysmaio. Un altro porto. Nelle sue indagini c'erano sempre dei porti. Tutto porta alla stessa evidenza: mia figlia indagava sul traffico di armi in cambio dei rifiuti. Armi trasportate dai nostri aerei militari, gli Hercules C-130, senza insegne. Quelli visti, secondo testimoni, da Rostagno sulla pista clandestina vicino a Trapani. Quelli di cui Ilaria, probabilmente, aveva parlato con Li Causi"

 Intervista a Luciana Alpi, la madre di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 della Rai uccisa a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 assieme all'operatore Miran Hrovatin. L'intervista completa su Repubblica.it 

La vicenda di Ilaria Alpi è stata abilmente ricostruita e attualizzata da Paul Moreira nel documentario Toxic Somalia, che racconta una storia emblematica sul passato del nostro Paese.

 

Thursday, March 6, 2014

Etichettatura del pesce. In Italia uno su tre è un falso?

Sorprende un dato emerso da un recente studio che ha comparato il quantitativo di "falso pesce" venduto nei banchi dei supermercati o di pescherie in Europa.

"Secondo quanto emerso nella ricerca, il tasso di frodi nella vendita di pesce marino è più alto in altri paesi europei, tra cui il 32per cento del totale in Italia, il 30 per cento di tutto il nasello in Spagna e il 19 per cento del merluzzo in Irlanda - mentre la Francia ha registrato solo un tasso di frondi del 3,5 per cento. Il Regno Unito ha evidenziato tassi simili del 6 per cento".

L'articolo integrale (eng) a questo link:  http://www.worldfishing.net/news101/industry-news/fish-labelling-fraud-uncovered#sthash.wYSod8WF.dpuf



Nel video, una puntata del programma francese Envoyé Special dedicato al commercio industriale del pesce. Ecco il link al video sul sito della trasmissione: http://www.francetvinfo.fr/sante/video-envoye-special-poissons-d-elevage-un-business-en-eaux-troubles_452510.html

Monday, March 3, 2014

Slow Food contro il consumo di salmone da allevamenti intensivi

"600 000 salmoni che nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono dall’Atlantico fino al nostro supermercatino sotto casa".

Dai rischi di malattie, all'impatto sull'ecosistema, persino tralasciando qualsiasi considerazione sul benessere animale. SlowFood Italia scrive sul suo sito la lista di "10 buoni motivi" per evitare il consumo di salmone proveniente da allevamenti intensivi. Come al solito, un mondo ignoto ai più, che si limitano a comprare sushi o salmone confezionato a buon mercato, del tutto ignari della provenienza.

 Ecco l'articolo originale: http://www.slowfood.it/sloweb/3be6aa390c24a533d2cda1295389b52b/10-buoni-motivi-per-cui-non-mangiamo-salmone

Nel video invece, un servizio del 2009 della BBC in cui il giornalista John Craven mostra alcune realtà di allevamenti intensivi di salmone in Scozia.